Iran: Porte aperte, “cristiani perseguitati perché considerati vicini dell’Occidente”

In Iran le autorità perseguitano i convertiti alla fede cristiana e i leader delle chiese in casa accusandoli di minare la ‘sicurezza nazionale’ e di ‘propaganda’, con pesanti pene detentive. La narrativa del governo continua a dipingerli come agenti stranieri, arrivando persino a definirli mercenari del Mossad – l’agenzia di intelligence dello Stato di Israele – nei rapporti legati ai recenti arresti. È quanto denuncia Porte aperte/Open doors nella World Watch List 2026 (Wwl), presentata ieri a Roma e che vede l’Iran occupare la decima posizione nella classifica dei 50 Paesi dove i cristiani sono maggiormente perseguitati. Dal Rapporto, che prende in esame il periodo che va dal 1° ottobre 2024 al 30 settembre 2025, emerge che i cristiani iraniani sono repressi, “poiché le autorità cercano di sradicare ciò che è considerata una minaccia occidentale, per minare il potere islamico. I convertiti cristiani sono i più colpiti. Le chiese domestiche – denuncia l’agenzia – vengono periodicamente sottoposte a perquisizioni, spesso seguite da arresti, incarcerazioni a lungo termine, interrogatori e pressioni per ottenere informazioni sugli altri credenti. Tutto ciò con l’accusa di violazione della ‘sicurezza nazionale’.
Le condizioni igienico-sanitarie in carcere sono terribili e le cauzioni per la scarcerazione possono raggiungere cifre esorbitanti; questo paralizza finanziariamente le famiglie. Ai credenti rilasciati, vengono prescritte severe condizioni restrittive sulla libertà personale, come l’esilio in un’altra area geografica della nazione o l’autocensura”. Inoltre, si legge nella Wwl 2026, “ogni anno, migliaia di credenti fuggono dall’Iran per sfuggire alla persecuzione. Il Parlamento ha inoltre approvato una nuova legge sullo spionaggio che introduce la pena di morte per capi d’imputazione che hanno ampio margine interpretativo, concedendo al governo poteri straordinari per punire ciò che viene percepito come dissenso”. Dopo la guerra contro Israele, “il governo ora etichetta pubblicamente i credenti come spie e collaboratori delle file nemiche.
Nonostante siano riconosciuti dallo Stato, i cristiani appartenenti alle comunità cristiane storiche armene e assire sono trattati come cittadini di seconda classe, subendo discriminazioni in ambito lavorativo, normativo/giuridico relativo al matrimonio e alle successioni ereditarie. È fatto loro divieto di utilizzare la lingua persiana nelle funzioni religiose e negli scritti, oltre a non poter coinvolgere individui di lingua persiana nelle attività ecclesiali”. In particolare, le donne iraniane affrontano severe repressioni, dovendosi sottomettere obbligatoriamente alle leggi sull’hijab, applicate attraverso una stringente sorveglianza e pesanti punizioni corporali, tra cui frustate e incarcerazione. I cristiani in Iran “sono principalmente soggetti a sorveglianza, minacce, molestie, torture e incarcerazioni. Qualora dovessero riuscire a sfuggire al sistema di sorveglianza dei servizi di sicurezza, comunque potrebbero subire altre conseguenze, tra cui il licenziamento, il diniego ai permessi commerciali e l’estromissione dai sistemi d’istruzione. Essendo i principali sostentatori economici delle famiglie – si legge nella Wwl 2026 – la detenzione o la disoccupazione inciderebbero fortemente sulla stabilità finanziaria delle famiglie, provocando talvolta divorzi o traumi per i figli”. Nonostante le difficoltà Porte Aperte continua ad aiutare i cristiani in Iran “con formazione, discepolato, cura del trauma e ministero online. Porte Aperte incoraggia anche il sostegno in preghiera per i cristiani iraniani”.

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