Si è svolto a Chimoio, in Mozambico, dal 13 al 15 gennaio, concludendosi oggi, l’incontro dei missionari e delle missionarie italiani organizzato da Missio. Era presente don Sergio Gamberoni, direttore del Cum, il quale commenta: “Questo è il primo incontro che, come Missio, organizziamo per i missionari italiani in Mozambico, dopo alcuni tentativi rinviati prima per il Covid e poi per la situazione politica del Paese l’anno scorso. Essere riusciti a riunire una trentina di missionari sugli 80 presenti nel Paese, è un risultato importante”. “Tengo a sottolineare – continua don Gamberoni – l’eccezionalità dell’incontrarsi tra missionari in questa terra che realmente ha delle grosse difficoltà anche rispetto ai trasporti: le distanze sono enormi, i voli molto cari, il trasporto interno arduo su strade dissestate soprattutto del periodo delle piogge di gennaio. C’è chi ha fatto più di tre giorni di viaggio per raggiungere Chimoio e questo dice tutta la voglia dei missionari di ritrovarsi a condividere qualcosa di profondo rispetto alle differenti situazioni vissute. Maputo, a sud vicino al Sudafrica, è molto differente della zona centrale di Beira dove si trova Chimoio, che è ancora differente rispetto alle zone rurali o alle zone del nord di Cabo Delgado, afflitte anche dal problema sicurezza con la presenza del terrorismo”.
- (Foto Paolo Annechini – Popoli e Missione)
- (Foto Paolo Annechini – Popoli e Missione)
Alla tre giorni di incontri, riflessioni, dibattiti, sono intervenuti fratel Kipoy Pombo con una panoramica storica della missione in Africa e nel Mozambico, Thómas Selemane, economista mozambicano, sulla situazione economica e sociale, padre Josè Joaquim Luis Pedro, provinciale dei comboniani, che ha delineato la realtà della Chiesa oggi nel Paese. “La base dell’incontro”, aggiunge don Gamberoni, “è stato proprio il confronto tra i missionari sulle prospettive della loro missione”. “La povertà, sotto i vari aspetti, è il denominatore comune in tutto il Paese, da nord a sud, certificata inesorabilmente dalle classifiche internazionali, nonostante in certi quartieri di Maputo sembra di essere in una sviluppata città europea”.
Preoccupa molto la situazione del nord di Cabo Delgado con i terroristi che bruciano villaggi e fanno scappare le persone: più di 700mila sfollati in 8 anni di guerriglia. “È chiaro per tutti che dietro a questi insorgentes c’è chi vuole accaparrarsi le enormi ricchezze della zona, liberandole dalla presenza della popolazione, facendo leva su giovani disperati e senza futuro che per pochi soldi abbracciano un fucile o più spesso un machete, trascinando nel baratro interi villaggi, e loro stessi. Non è una guerra di religione, ad essere messe in fuga sono le stesse popolazioni musulmane che abitano il nord”.