“Il pontificato di Jorge Mario Bergoglio ha attraversato quasi per intero la vita di Munera. Rivista europea di cultura. Nata nel 2012, la nostra rivista ha subito percepito il cambiamento di prospettiva che il nuovo pontificato annunciava. Per questo – all’indomani dell’elezione del Papa venuto dalla fine del mondo – ha deciso di ospitare, nel secondo numero del 2013, il quinto della sua vita, la traduzione italiana di un discorso dell’allora arcivescovo di Buenos Aires che nel frattempo era stato dato alle stampe in spagnolo con il titolo Dios en la ciudad”. Le prime righe dell’editoriale anticipano il numero monografico di “Munera” 3/2025 dedicato a Francesco che, si legge, “ha ispirato tematiche e approcci culturali. Il suo invito a guardare le città, emblemi delle contraddizioni del nostro tempo, come luoghi di benedizione è stato uno stimolo per cercare di fare cultura senza perderne le radici popolari. Quale eredità Bergoglio lascia al nostro tempo e quale lavoro ci attende nella consapevolezza che la grazia suppone cultura?”. Stefano Biancu interviene sulla “rivoluzione della misericordia che nasce dalla scoperta di aver trovato perdono senza alcun merito”. A parlare della santità dal punto di vista monastico “che si declina anche come ascolto amoroso del mondo, della storia, della vita” è il monaco camaldolese Emanuele Bordello. Parole di ringraziamento al Papa per la considerazione degli anziani si leggono a firma di Annamaria Cascetta e Giuseppe Gario. Marco Corno sottolinea il grande lavoro di avvicinamento alla Cina cercando di scongiurare la formazione di fazioni tra le quattro chiese cinesi. Maria Antonietta Crippa ricorda come “Papa Francesco abbia proposto l’abbandono della volontà occidentale di occupare spazi di potere a favore di nuovi processi di solidarietà tra i popoli”. Il richiamo all’accoglienza reciproca e al rispetto di cristiani e musulmani è sottolineato nel contributo di Antonio Cuciniello. Secondo Roberto Maier occorre “la presa in carico di un compito culturale epocale per realizzare la cura della casa comune di cui parla Francesco nella Laudato si’”. Luciano Manicardi mette in luce la radice dell’autorità di Francesco che si fondava sull’esperienza personale. Altri approfondimenti si devono a Attilio Mazzoni, Massimo Reichlin, Alessandro Zaccuri, Andrea Fontana e Raffaella Cecchin.