Dalla provincia colombiana del Catatumbo, ai confini con il Venezuela, la Chiesa alza la voce ha nuovamente alzato la voce per chiedere l’immediato rilascio di cinque agenti di polizia, rapiti lo scorso 6 gennaio nella zona rurale del comune di Tibú, durante un posto di blocco illegale attribuito all’Esercito di liberazione nazionale (Eln). Gli agenti stavano viaggiando da Cúcuta, capoluogo del dipartimento di Norte del Santander, verso il centro urbano di Tibú quando sono stati intercettati nella zona conosciuta come La Llama. Mons. Orlando Olave, vescovo di Ocaña, ha espresso la sua profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto armato in questa regione del nord-est colombiano e ha chiesto gesti concreti di pace da parte del gruppo guerrigliero, avvertendo che la guerra continua solo a ritardare lo sviluppo e il benessere della popolazione. Il vescovo ha sottolineato che la risposta dello Stato “non può limitarsi al solo invio delle forze dell’ordine, ma deve tradursi in una presenza integrale che trasformi le condizioni di vita delle comunità contadine”. Da qui, la richiesta di “maggiori investimenti nelle infrastrutture stradali, nell’istruzione” e un sostegno deciso ai contadini che lavorano la terra. In questo contesto, ha sottolineato che nessuno deve stancarsi di cercare vie di pace e ha rivolto un appello all’Eln: “Questo Paese lo portiamo avanti tutti insieme, la guerra porterà sempre ritardi”. Da parte sua, monsignor Juan Carlos Barreto, presidente della Commissione episcopale di pastorale sociale – Caritas Colombia, facendo una panoramica della situazione nazionale, ha lanciato l’allarme su una situazione umanitaria sempre più complessa in almeno cinque dipartimenti – Antioquia, Chocó, Catatumbo, Cauca e Nariño -, dove intere comunità affrontano gravi difficoltà nell’accedere e ottenere cibo, medicine e servizi medici essenziali, a causa delle restrizioni imposte dai gruppi armati illegali. Riprendendo le parole di Papa Leone, ha invitato ad abbandonare l’“industria della guerra” e a compiere un passo deciso verso l’“arte della pace”, come strada indispensabile per la riconciliazione e una vita dignitosa nei territori.