Ex Ilva: arcivescovo Miniero (Taranto) su morte operaio di Acciaierie d’Italia, “prezzo pagato continua ad essere intollerabile”

“Il prezzo pagato alla produzione continua ad essere intollerabile”. Lo ha detto l’arcivescovo della diocesi di Taranto, mons. Ciro Miniero, riferendosi alla morte di Claudio Salamida, operaio di Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva. Aveva 46 anni, una moglie ed un bambino, Elia, di 3 anni appena. Ieri mattina è precipitato nel vuoto mentre era impegnato nel controllo di alcune valvole sul convertitore 3 dell’Acciaieria 2. La griglia che lo sosteneva ha ceduto. Originario di Alberobello, l’uomo viaggiava come pendolare fin nel capoluogo ionico. “Ho appreso con profondo dolore e sconcerto – ha proseguito mons. Miniero – della morte dell’operaio Claudio Salamida, vittima dell’ennesimo incidente nello stabilimento siderurgico. Da anni si denuncia lo stato di degrado degli impianti, il rischio che lo stato degli stessi rappresenta per i lavoratori. Ancora una volta confidiamo nella magistratura perché si faccia piena luce sulle responsabilità di questo grave e luttuoso episodio, ma intanto, cosa si è fatto e si sta facendo perché lavorare nell’ex Ilva non metta a rischio la vita di alcuno né dentro né fuori dallo stabilimento? Il prezzo pagato alla produzione continua ad essere intollerabile. Quando le strade percorse non portano al traguardo prefissato, quando è troppo alto il costo umano e ambientale, allora bisogna interrogarsi profondamente e, con coraggio, proporne di nuove. Intanto, invitiamo tutta la comunità ad unirsi nella preghiera per il povero Claudio alla cui famiglia ci stringiamo con affetto”.

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