Un nuovo studio coordinato dalla Sapienza Università di Roma apre prospettive inattese nell’affrontare una delle complicazioni più gravi del cancro: la cachessia, sindrome che provoca una drastica perdita di massa muscolare e colpisce fino all’80% dei pazienti oncologici. La ricerca, pubblicata su Biomedicine & Pharmacotherapy, rivela che l’ossitocina – nota come “ormone dell’amore” – potrebbe diventare un’arma terapeutica contro questo processo degenerativo.
Il team internazionale, che coinvolge la Sorbona di Parigi, l’Università della California Berkeley, il Cancer Metabolism Research Group di San Paolo, il Policlinico Umberto I e il Cnr-Nanotec, ha dimostrato che i livelli di ossitocina risultano significativamente ridotti nei pazienti oncologici, soprattutto in quelli affetti da cachessia. Questa carenza potrebbe contribuire al peggioramento della malattia.
Gli esperimenti condotti su modelli murini (modelli di ricerca basati sui topi, ndr) hanno mostrato che la somministrazione dell’ormone è in grado di limitare la perdita di massa muscolare, migliorarne la forza e favorire la riparazione dei tessuti danneggiati, senza influenzare la crescita del tumore. L’effetto benefico agisce direttamente sul muscolo scheletrico, suggerendo un potenziale utilizzo clinico sicuro in combinazione con le terapie antitumorali.
Determinante è stato l’impiego della tecnica Boncat che ha permesso di monitorare in tempo reale la sintesi proteica muscolare, rivelando come l’ossitocina stimoli la produzione di proteine fondamentali per la rigenerazione e il mantenimento dell’equilibrio metabolico. L’integrazione di modelli in vivo e in vitro ha rafforzato la solidità dei risultati.
Questa scoperta potrebbe aprire la strada al primo trattamento ormonale contro la cachessia in Europa, offrendo nuove speranze per migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici.