Incidenti sul lavoro: Di Bella (Anmil), “l’Italia del 2026 che conta già 8 vittime accertate non è il Paese che vogliamo”

Claudio Salamida è morto questa mattina nell’acciaieria 2 degli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto. Le primissime ricostruzioni affermano che Salamida stesse operando un controllo delle valvole del convertitore 3 all’interno dell’unica acciaieria attualmente in funzione, quando avrebbe ceduto un grigliato facendolo precipitare per diversi metri. Il lavoratore aveva 46 anni, lascia la moglie ed un figlio piccolo. “Salamida era forse una tra le mosche bianche al di fuori della cassa integrazione massiva che coinvolge da tempo e senza apparente soluzione gli oltre 4.400 dipendenti, che secondo i piani diventeranno a breve 6.000, dell’ex Ilva”, afferma Antonio Di Bella, presidente nazionale dell’Associazione fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil), sottolineando che “nell’Italia del 2026 una tra le più gravi e drammatiche impasse economiche e sociali del Paese non solo non accenna a trovare soluzioni concrete, ma continua a mietere vittime del lavoro”.
Sulla scia di questa drammatica ultima notizia, l’Anmil ricorda Pietro Zantonini, 55enne morto a -12 gradi nella notte tra l’8 e il 9 gennaio dell’anno appena inaugurato. Originario di Brindisi, costretto al trasferimento dal suo Sud d’origine alla ricerca di contratti di lavoro, ancora a tempo determinato e ancora lontano da casa, Zantonini lavorava come vigilante a Cortina D’Ampezzo in un cantiere dei Giochi Milano-Cortina 2026. Il teatro della sua morte per malore, molto probabilmente causato dalle temperature estreme, un gabbiotto dal quale usciva ogni due ore per il controllo di ricognizione.
“Nell’Italia del 2026 si muore di lavoro. Si muore di lavoro a -12 gradi, di notte, tentando di chiedere aiuto telefonico ai colleghi, invano”, continua Di Bella. “Come se non bastasse l’orrore di tale affermazione, ascoltiamo in sordina i commenti di familiari e colleghi di Zantonini che denunciano la sua preoccupazione per mancanza di tutele adeguate ed il protrarsi di turni di lavoro estenuanti. Come se ancora non bastasse sentiamo il racconto dei testimoni, i suoi colleghi, accorsi dopo la richiesta di aiuto e che, dopo l’alert lanciato ai soccorsi, hanno assistito allo spegnersi del collega”.
“Dall’inizio del 2026, in neanche due settimane, contiamo già otto morti accertate nei luoghi di lavoro”, denuncia Di Bella che ricorda come, in attesa della pubblicazione degli Open Data Inail relativi alla chiusura dell’anno concluso, “i primi 10 mesi del 2025 sono stati il drammatico scenario di quasi 500.000 infortuni sul lavoro denunciati all’Istituto, dei quali 896 mortali”.
“Questa è l’Italia del 2026, ma non è l’Italia che vogliamo. La battaglia a fianco degli ‘schiavi moderni’ costretti da un sistema claudicante a lavorare alla vigilia dei 70 anni; a portare avanti il funzionamento di una produzione di vitale importanza economica e strategica ma lasciata da anni allo sbando o a morire per un compenso irrisorio, lontani da casa e a pochi giorni dalla scadenza di un contratto, non è il Paese nel quale vogliamo riconoscerci”, conclude Di Bella, evidenziando che “l’Anmil vuole essere più che mai strumento di denuncia oltre che di supporto. Per tale ragione il nostro invito è di fare squadra di fronte ad ogni avvisaglia di pericolo ed irregolarità attraverso la segnalazione e la condivisione. Noi ci siamo, in questo nuovo anno, più di sempre”.

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