Il Serafico di Assisi compie 155 anni: “Arriviamo dove le famiglie sono sole”

Nato nel giorno in cui Francesco riceve le stimmate, il Serafico di Assisi compie 155 anni. Oggi accoglie ogni giorno 130 ragazzi con disabilità gravi, tra medici, terapisti ed educatori, ma anche teatro, ceramica, radio e orto. La presidente Francesca Di Maolo: "Si guarda alla vita, si vive fino all'ultimo"

(Foto Serafico di Assisi)

Arrivare dove le solitudini delle famiglie si scontrano con la disabilità grave dei loro figli. Offrire assistenza a tutti quei bambini, ragazzi e giovani adulti che per le loro patologie rischiano di rimanere ai margini della società e riportarli così al centro della vita. È questa la missione del Serafico di Assisi. Un’opera nata per volontà di San Ludovico da Casoria il 17 settembre di 155 anni fa per accogliere bambini sordi e cechi che non potevano frequentare le scuole a causa della loro disabilità. “Una storia importante nel segno del carisma francescano – spiega Francesca Di Maolo, presidente del Serafico di Assisi -. Serafico è il nome con cui i primi frati si rivolgevano a San Francesco. Richiama il nome degli angeli più vicini a Dio, che si infiammano d’amore. Nasce nel giorno in cui San Francesco riceve le stimmate con l’idea di abbracciare i più fragili, gli emarginati e gli esclusi”.

Se però 155 anni fa ci si occupava di istruire ciechi e sordi che non erano ammessi all’istruzione, quando poi le scuole si sono aperte a tutti, il Serafico ha iniziato a evolversi e ad andare incontro ai bisogni sanitari dei bambini e dei ragazzi con disabilità gravi. Oggi non c’è più solo la figura dell’educatore, ci sono medici, infermieri, operatori sociosanitari, terapisti della riabilitazione, educatori professionali.

(Foto Serafico di Assisi)

“C’è tutta una squadra, un team, che si prende cura dei ragazzi che ci vengono affidati. Tutta la nostra attività corre sul filo del riconoscimento: per noi questi ragazzi sono Cristo e la sfida è sempre riconoscere loro e la loro dignità – spiega Di Maolo -. Il Serafico ha fatto un’evoluzione negli ultimi anni importante. Lavoriamo con i disturbi del neurosviluppo associati anche a un quadro di disabilità complessa che hanno bisogno di un’alta assistenza sanitaria. Abbiamo ragazzi con malattie rare che li portano a uno stato degenerativo. Per questi ragazzini molte volte c’è la presa in carico negli hospice pediatrici, ma in un centro come il nostro l’impostazione è diversa. Qui si offre un’alta intensità sanitaria perché chiaramente sono ragazzini che hanno molti bisogni però nello stesso tempo si guarda alla vita, si vive fino all’ultimo, anche quando siamo un ponte fra il cielo e la terra, il bambino o il ragazzo ha delle giornate piene di attività”.

Come il teatro, il laboratorio grafico pittorico di ceramica, la radio e l’orto. Tutta una serie di attività che possono aiutare i ragazzi a coltivare le loro risorse nonostante la malattia.

“Io negli occhi uno dei nostri ragazzi che era arrivato da noi qualche anno fa e che purtroppo abbiamo perso a inizio anno. Era arrivato in una situazione di grande fragilità, ma ho ancora negli occhi lui che, con la mascherina dell’ossigeno sul viso, dipingeva nel laboratorio di arte accompagnato con un sostegno, perché muoveva poco le mani ,ma con il sorriso per quello che comunque stava realizzando”, ricorda commossa Di Maolo.

(Foto Serafico di Assisi)

Sono 130 i ragazzi che ogni giorno vengono accolti al Serafico. Vengono da tutta Italia e, attraverso l’attivazione di progetti speciali anche dall’estero. Anche se i posti spesso non bastano per coprire le lunghe liste d’attesa. “Abbiamo 86 posti residenziali e 30 posti letto semiresidenziali. Poi ci sono i ragazzi che vengono qui ambulatorialmente oppure accedono al nostro centro di valutazione per una diagnosi, l’impostazione di un piano di riabilitativo o semplicemente un piano di progetto di vita. Abbiamo dei posti letto, che gestiamo esclusivamente attraverso una carità organizzata, riservati a quelle famiglie che hanno bisogno di periodi di sollievo proprio perché cerchiamo di andare incontro anche a quelle che sono le solitudini delle famiglie”, racconta Di Maolo.

E proprio le famiglie sono state la bussola che ha orientato tutta la storia del Serafico.  “Noi arriviamo dove troviamo le famiglie sole. È stato così 155 anni e continua a esserlo oggi. A volte non riusciamo a rispondere a tutti i loro bisogni, però possiamo dire noi ci siamo, anche rispetto a quelle malattie che sappiamo che un’autonomia e una guarigione non arriva, però noi ci siamo fino all’ultimo”.

 

Altri articoli in Italia

Italia