“Un mese di vacanze, relax, e soprattutto di nuove amicizie. Un mese vissuto in assoluta serenità, senza notti di bombardamenti, senza la costante paura degli allarmi. Sono stati giorni di gioia immensa”. Raggiunta telefonicamente dal Sir è suor Olexia Pohranychna, della Congregazione delle suore greco-cattoliche di San Giuseppe, a parlare da Leopoli, ultima tappa di un lungo mese di vacanze che ha portato dalla città di Kharkiv in Italia 30 ragazzi e ragazze e 6 accompagnatori. Giunti a Roma ai primi di giugno, il gruppo è stato accolto da varie realtà, parrocchie, associazioni e movimenti, che hanno reso possibile la vacanza con una generosità che non si è mai fermata. La lista è lunghissima: dalla la parrocchia di San Giuseppe da Copertino di Roma al parroco di Ostia che li ha ospitati per una giornata al mare. C’è il gruppo di volontari “Frontiere di Pace”, protagonista fin dai primissimi giorni di guerra di numerose missioni umanitarie a Kharkiv, che li ha accolti a Como coinvolgendo anche la Caritas diocesana, gli scout e il cardinale Oscar Contini. Ci sono gli “Amici in Cordata” che li hanno ospitati in Valle Camonica portandoli a 3mila metri in altezza sul ghiacciaio di Presena, vivendo lì, dice suor Olexia, “emozioni che rimarranno nel cuore per sempre. La maestosità delle montagne, il ghiaccio sconfinato e la sensazione di vera libertà ci ricordano quanto sia bello il mondo di Dio”. Il gruppo ha potuto poi visitare Lugano, grazie a Hunpa, associazione svizzera la cui missione è offrire supporto infermieristico e paramedico in contesti internazionali caratterizzati da crisi, come guerre, disastri naturali e situazioni di emergenza umanitaria.

Il gruppo in piazza San Pietro (foto suor Olexia)
“Vorrei dire un grande grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questa esperienza e che hanno continuato a dimostrare solidarietà all’Ucraina”, afferma subito la religiosa.
“Grazie di cuore, perché in questo tempo di guerra e di tanto dolore ci sono persone dal cuore grande che hanno reso possibile tutto questo”.
“Dico sempre che servono il cibo e gli aiuti materiali, ma ciò che riusciamo a donare a questi bambini – pace, gioia e momenti di vita normale – è un investimento per il loro futuro. Anche solo trascorrere notti tranquille, in pace, significa per loro riscoprire una vita normale, quella che ogni bambino dovrebbe avere”.

A Roma, gita al mare di Ostia e alle piscine di Zoomarine (foto suor Olexia)
Tra gite, camminate in montagna, visite alle città d’arte e nuotate in mare e piscina, i ragazzi non hanno mai vissuto una giornata uguale all’altra. Si sta insieme, si fanno nuove amicizie e si condividono esperienze. “La guerra, purtroppo, impedisce ai bambini di giocare all’aperto e di fare sport e tutto spesso finisce per concentrarsi nel telefono. Molti amici sono fuggiti e oggi sono sparsi in diversi Paesi del mondo. Così il telefono diventa quasi l’unico modo per restare in contatto, come se tutto il loro mondo fosse racchiuso lì dentro. Invece, quando cammini e trascorri del tempo con gli altri, il tuo mondo cambia: si apre, diventa più ricco”.

in Valle Camonica, con “Amici in Cordata” (foto suor Alexia)
Adesso hanno paura di tornare a Kharkiv? “La paura c’è sempre”, risponde suor Olexia. “Però là ci sono i loro genitori, la loro casa, il loro mondo. Alla fine, desiderano tornare. Anche se in vacanza, hanno sempre seguito le notizie che arrivavano dall’Ucraina. Mentre eravamo in Italia, c’è stata un’esplosione vicino alla stazione ferroviaria di Kharkiv e il padre di una delle ragazze è rimasto ferito. Lei ha pianto tantissimo. Per fortuna il papà è sopravvissuto, ma vivere lontano da casa sapendo quello che accade ai propri cari è molto difficile”. Che futuro vede, suor Alexia? “Siamo stanchi e speriamo che questa guerra finisca presto. Ma nonostante tutte le distruzioni e le sofferenze che vedono ogni giorno accanto a loro, i bambini continuano ad avere sogni. Tutti desiderano andare a scuola, studiare bene e realizzare le proprie aspirazioni”.
“I sogni hanno bisogno di normalità perché solo in una condizione di pace, i ragazzi possono guardare e fare progetti per il futuro”.

(foto suor Olexia)

