Regolamento Ue sui rimpatri, l’Europa piegata dal sovranismo

Il 17 giugno scorso il Parlamento europeo ha approvato d’urgenza il nuovo regolamento sui rimpatri. La Conferenza dei vescovi europei e Caritas Europa esprimono profonda preoccupazione: detenzione fino a trenta mesi anche per i minori, hub in paesi terzi, deriva neocolonialista. Norme irrazionali e controproducenti che apparecchiano un futuro plumbeo

(Photo European Parliament)

Il 17 giugno rischia di essere ricordato come un brutto giorno per la sorte dei diritti umani dei più fragili. Proprio nella settimana in cui si celebra la giornata mondiale dei rifugiati, il 20 giugno, e in molte città si tengono iniziative per attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica, il Parlamento di Bruxelles ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri con una procedura d’urgenza. E con una maggioranza schiacciante: 418 favorevoli contro 218 contrari e 30 astenuti. È il frutto della convergenza tra i conservatori moderati del Partito popolare europeo e i raggruppamenti della destra radicale, con l’aggiunta di voti liberali e sparsi. L’approvazione è stata celebrata dal coro ritmato “Rimandiamoli indietro”. L’estrema destra si trova legittimata e confermata nella validità delle sue posizioni sull’argomento.
La Conferenza dei vescovi europei, in un lungo e articolato commento, ha espresso “profonda preoccupazione” per l’indebolimento della protezione dei diritti fondamentali e della dignità di persone vulnerabili. Il prolungamento della possibilità di detenzione, che potrà arrivare a trenta mesi, anche per i minori, l’istituzione di hub di “rimpatrio” in paesi terzi, le accresciute possibilità di perquisizione domiciliare, il sequestro di apparecchi elettronici e altri effetti personali: tutto questo suscita gli interrogativi dei vescovi. Caritas Europa, a sua volta, ha evocato il rischio di accresciuta stigmatizzazione e criminalizzazione dei migranti, incluse le famiglie. Molte Ong e associazioni di tutela dei diritti umani si sono pronunciate nello stesso senso. Le norme introdotte in effetti avvicinano l’Ue, un passo dopo l’altro, all’impostazione delle politiche migratorie dell’esecrato Donald Trump.
Gli hub di “rimpatrio”, che rimpatrio non è, perché si tratta di spedire i migranti indesiderati in luoghi lontani, con cui non hanno nessun legame, e la subordinazione degli accordi commerciali con i paesi in via di sviluppo alla collaborazione nei rimpatri, rivelano il ritorno di una mentalità neocolonialista: l’Ue intende approfittare della sua forza economica per piegare paesi più deboli e dipendenti all’accettazione delle sue politiche. Anche da questo punto di vista, gli Usa di Trump non sono molto lontani. Senonché, come è già avvenuto più volte negli ultimi anni, l’Ue si esporrà ai ricatti dei suoi riluttanti alleati: non potrà fiatare sul mancato rispetto della democrazia o dei diritti umani in quei paesi, per non vederli ritrattare la loro collaborazione sul dossier migranti. Di nuovo, l’abbandono dell’aspirazione dell’Ue a diffondere valori democratici al di là delle sue frontiere, in nome della priorità assoluta della repressione dell’immigrazione indesiderata, richiama la logica di The Donald.
Anche prescindendo da considerazioni ispirate a valori etici, le nuove norme sono irrazionali e controproducenti, per almeno due ragioni. In primo luogo, adottando nella sostanza la visione e le soluzioni dell’estrema destra, la indurranno ad alzare ancora di più il tiro. La stessa concorrenza a destra conduce a esasperare i toni. I recenti disordini scatenati in Irlanda del Nord dalla destra unionista e cavalcati da Musk suggeriscono dove si arriva se si accetta l’idea che l’immigrazione sia una minaccia per l’ordine sociale: se un immigrato fa qualcosa di male, tutti sono colpevoli e vanno puniti. La disumanità legalizzata attizza una violenza incendiaria e indiscriminata.
Per la stessa ragione, i cittadini incattiviti non distingueranno facilmente immigrati irregolari, semiregolari o legali: quelli che i governi dell’Ue stanno facendo entrare con discrezione, perché le loro economie ne hanno bisogno, famiglie comprese. Finito l’orario di lavoro, questi immigrati si raduneranno in qualche luogo, si renderanno visibili in piazze, parchi, luoghi di ritrovo. S’insedieranno nei quartieri popolari. Faranno code per accedere ai servizi pubblici. Riesce difficile credere che gli elettori europei, nutriti di pregiudizi e ostilità, diventeranno buoni vicini dei nuovi arrivati. Non basterà raccontare che questi immigrati sono regolari per scacciare la xenofobia. L’integrazione diventerà ancora più difficile che in passato. Piegata dal sovranismo, l’Ue sta apparecchiando un futuro plumbeo per i suoi cittadini.

Altri articoli in Europa

Europa