(Torino) “Papa Francesco è stato molto criticato. Ma mi è capitato moltissime volte nelle riunioni con lui che dicesse: ‘Qui diciamoci tutto, non fuori. Se ci sono problemi parliamone qui’. Non si è mai sottratto al dialogo per la comprensione dei problemi”. Lo ha sottolineato il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, intervenendo con all’evento “Da Francesco a Francesco: un nome, due svolte” tenutosi questa mattina alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
In dialogo con Aldo Cazzullo, il porporato ha parlato delle “tante eredità di Papa Francesco”, perché “tutti i Papi lasciano un’eredità”. “Uno – ha spiegato può non ritrovarsi su tutto, un altro può trovarsi in sintonia” ma “tutti i Papi vanno ascoltati”. L’esempio citato è quello del card. Biffi che criticò Giovanni Paolo II su due questioni: sull’incontro ad Assisi delle religioni per la pace nel 1986 e sulla richiesta di perdono in occasione del Giubileo del 2000. “Il problema – ha evidenziato – si ha quando non c’è dialettica, ma solo ideologia e ossessione”. “Papa Francesco aveva la preoccupazione dell’unità della Chiesa” e ha chiesto di “cominciare processi” nella convinzione che “poi troveremo tutte le risposte”.
Con la scelta del nome Francesco e l’indicazione della “Chiesa povera per i poveri”, Bergoglio “non si è giocato soltanto la Curia”, ha scherzato il cardinale che ha ricordato come Francesco “ha insistito sul fatto che i poveri non sono l’oggetto – ‘l’hai guardato, l’hai toccato’ – ma ‘sono tuoi’”. Questo insegnamento – ha proseguito “si ritrova nella ‘Dilexi te’ di Papa Leone”. “L’ultima uscita di Papa Francesco è stata per andare in carcere e poi nella Pasqua del 2025 per andare in mezzo alla gente”, ha ricordato Zuppi, rilevando che Bergoglio “ha messo i poveri al centro in una dimensione affettiva, non assistenziale”. Il cardinale ha poi spiegato che “la ‘Fratelli tutti’ è un grande abbecedario per imparare a vivere nella casa comune, frutto ultimo dell’intuizione di Giovanni Paolo II quando convocò tutte le religioni ad Assisi”. “L’idea di costruire ponti non è ambiguità, è la vita”, ha ammonito Zuppi. Che alla domanda di Cazzullo sulla possibilità che un domani Papa Francesco possa diventare santo ha risposto: “La saggezza della Chiesa impone 5 anni per l’avvio dei processi di canonizzazioni. Non so cosa accadrà per Papa Francesco. Di certo lui si divertirebbe, manterrebbe un atteggiamento di autoironia”.