Comunità per minorenni. Cnca e Sos Villaggi dei Bambini: “Il sistema di accoglienza lavora per il benessere dell’intero nucleo familiare”

Le comunità e gli altri servizi per minorenni e genitori con figli sono parte di un sistema integrato pubblico di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza, evidenziano le due organizzazioni che hanno presentato martedì 12 maggio due studi a Roma

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

Accogliere un bambino, una bambina o un adolescente temporaneamente fuori dalla propria famiglia d’origine significa attivare un percorso di protezione, cura e accompagnamento che coinvolge servizi, comunità, istituzioni, operatori e territori.

Le comunità per minorenni e i servizi rivolti ai genitori con figli non rappresentano una risposta isolata, ma una componente del sistema integrato di tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, chiamato a sostenere i legami familiari, promuovere il benessere dei minorenni e costruire condizioni concrete per il loro futuro.

È da questa prospettiva che Cnca-Coordinamento nazionale comunità accoglienti e Sos Villaggi dei Bambini Ets hanno promosso il convegno “Valore e qualità dell’accoglienza nelle comunità per minorenni”, su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi, che si è svolto martedì 12 maggio a Roma.

(Foto Canale YouTube Senato)

Le due organizzazioni hanno presentato due diverse ricerche che hanno raccolto dati oggettivi e individuato punti critici e punti di successo nei percorsi di accoglienza. Da una parte, Sos Villaggi dei Bambini ha analizzato i percorsi di accoglienza di bambini, bambine e adolescenti tra il 2018 e il 2024, mettendo in luce gli elementi che contribuiscono all’efficacia degli interventi. Dall’altra, la ricerca del Cnca, sviluppata con il contributo di 101 organizzazioni della propria rete, ha approfondito le caratteristiche del sistema di accoglienza nelle comunità residenziali e negli altri servizi rivolti a minorenni e genitori con figli, il profilo dei destinatari e degli operatori, il rapporto con il territorio e la pubblica amministrazione, i fattori che incidono sulla qualità e sulla sostenibilità del sistema.

Due ricerche guidate da un unico filo rosso:

mettere a fuoco il lavoro e il valore dell’accoglienza, che ha successo solo lì dove è inserita in una rete in cui le famiglie e i minorenni si sentono supportati non solo dagli operatori, ma anche dalle istituzioni e dal territorio su cui opera il sistema accoglienza.

E dove viene assicurata la qualità dell’intervento, anche attraverso un “giusto prezzo” dei servizi che garantisca professionalità, formazione, supervisione, aggiornamento degli operatori. Le due organizzazioni chiedono allo Stato di definire i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) del sistema di accoglienza residenziale e alle amministrazioni regionali di garantire la sostenibilità e una funzione regolatoria equilibrata e rispettosa del patrimonio professionale e sociale assicurato dagli operatori del sistema di accoglienza.

“L’accoglienza non è semplicemente un luogo in cui stare, ma un percorso che può cambiare il futuro di un bambino o di una bambina. Relazioni di qualità, la partecipazione attiva delle persone accolte e il lavoro con le famiglie sono condizioni decisive per accompagnare i minorenni verso l’autonomia e la stabilità”, afferma Samantha Tedesco, responsabile dell’Accademia Sos di Sos Villaggi dei Bambini. “La comunità residenziale non opera in solitudine, ma è snodo del sistema integrato di protezione e tutela basato sul principio di corresponsabilità e integrazione tra pubblico e privato quale garanzia di qualità e sostegno all’esigibilità dei diritti. Accogliere non è un’azione privata, ma un impegno collettivo di alta professionalità e responsabilità politica”, dichiara Liviana Marelli, coordinatrice dell’Area Nuove Generazioni e famiglie del Cnca.

(Foto Sos Villaggi dei Bambini)

Passare da una lettura descrittiva a una predittiva dei percorsi di accoglienza e individuare i fattori che contribuiscono alla loro qualità. Questo l’obiettivo della ricerca di Sos Villaggi dei Bambini che ha analizzato 499 percorsi conclusi tra il 2018 e il 2024: 141 nei servizi genitore-bambino e 358 nei servizi residenziali per minorenni. Per valutare l’efficacia dell’accoglienza, Sos ha scelto di dotarsi di quattro indicatori: esistenza del Pei-Progetto educativo individualizzato, verificata nell’82,8% dei casi; coerenza della dimissione rispetto a quanto previsto nel Progetto Quadro, verificata nell’85,6% dei casi; raggiungimento di almeno il 50% degli obiettivi previsti nel Pei, verificato nel 73,7% dei casi; coinvolgimento fattivo del bambino, della bambina o dell’adolescente nella preparazione del progetto di uscita, verificato nel 64,1% dei casi. Sos considera un esito pienamente positivo solo quando tutti e quattro i criteri risultano verificati contemporaneamente. Dall’analisi emergono alcuni fattori decisivi.

Nei servizi residenziali per minorenni, aumentano le probabilità di esito positivo quando è possibile lavorare sulla presenza familiare, anche in situazioni complesse, e quando fratelli e sorelle vengono accolti insieme.

Le problematiche relazionali e comportamentali del singolo minorenne richiedono, invece, un presidio specifico. Nei servizi genitore-bambino incidono l’età all’ingresso, la presenza di forme di disagio documentate o certificate, la cittadinanza straniera e la natura delle problematiche familiari. La ricerca conferma così che l’accoglienza di qualità non si misura solo nella disponibilità di un luogo sicuro, ma nella capacità di costruire percorsi educativi personalizzati, partecipati e sostenuti da una rete stabile di relazioni, servizi e istituzioni.

(Foto Cnca)

L’indagine del Cnca analizza la qualità dei servizi di accoglienza per minorenni e genitori con figli promossi dalla propria rete, il cui motore è il sostegno ai diritti dei minorenni.

La “scelta professionale” e la competenza pedagogica sono gli elementi che permettono al sistema di restare in piedi nonostante investimenti regionali spesso non sufficienti.

Alla ricerca hanno partecipato 101 organizzazioni delineando un sistema solido e professionalizzato, dove la cooperativa sociale rappresenta la forma giuridica prevalente (75%). Il 45% dei dirigenti collabora con la propria realtà da oltre 20 anni. Il sistema Cnca gestisce 1.793 unità di offerta. In particolare: 497 strutture residenziali per minorenni, 315 centri e attività diurni, 17 centri e attività a carattere sociosanitario, 114 asili e servizi per la prima infanzia, 124 interventi di supporto alla persona, famiglia e rete sociale, 248 interventi di integrazione sociale, 478 interventi e servizi educativo-assistenziali. L’area degli interventi educativo-assistenziali è numericamente quasi pari all’area dell’accoglienza residenziale. Questo equilibrio dimostra la volontà politica del Cnca di investire nella prevenzione dell’allontanamento e nella protezione dei legami familiari originali attraverso il sostegno domiciliare e scolastico, facendo ricorso alla residenzialità – su indicazione dei servizi pubblici invianti – solo nei casi di necessità. Negli anni sono nati nuovi servizi per rispondere in modo più adeguato a nuovi e vecchi bisogni. In particolare sono cresciuti del 50% gli alloggi per l’autonomia, rivolti alle persone che escono dalle comunità, momento di massima vulnerabilità. In leggera crescita anche il numero delle comunità educativo-psicologiche, una risposta all’emergenza della salute mentale post-pandemica.

Su 160 unità residenziali gestite dalle organizzazioni del Cnca prevalgono le comunità socio-educative (44). Da rilevare anche i 33 alloggi di avvio autonomia per genitori con figli e i 21 servizi di accoglienza per bambini e genitori. Il sistema Cnca offre 1.618 posti, con una saturazione media tra l’80% e il 100% per la maggior parte delle strutture. La gestione dei neomaggiorenni rimane un punto critico: le organizzazioni spesso garantiscono continuità relazionale oltre il limite dei 18 anni, facendosi carico di costi che il sistema pubblico ignora. La composizione media dei costi coperti con la retta (71% personale, 19% gestione, 10% ospiti) dimostra che la retta è un investimento economico in un servizio di qualità: la quota destinata al personale garantisce équipe stabili, formate e supervisionate. Il profilo delle persone accolte riflette le faglie della società. Il disagio sociale (25%) e l’incuria (23%) sono i problemi più presenti. Negli ultimi cinque anni, poi, è cresciuta la sofferenza della sfera psico-relazionale (51%) e dei disturbi psichiatrici (49%). Il Cnca si oppone alla “sanitarizzazione” forzata: l’obiettivo è mantenere un ambiente di “normalità accogliente” anche per i minorenni con alta complessità clinica, evitando di trasformare le comunità in reparti ospedalieri mascherati.

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