“L’Arsenale dell’Incontro nasce per essere un segno concreto di dialogo e di pace in una terra segnata da guerre, tensioni e violenze”. È la testimonianza di Chiara Giorgio, del Sermig – Fraternità della Speranza, impegnata in Giordania accanto ai bambini e ai giovani con disabilità e alle loro famiglie.
Il Sermig, fondato a Torino nel 1964 da Ernesto Olivero insieme alla moglie Maria e a un gruppo di giovani, opera in Giordania dal 1991, inizialmente su richiesta di san Giovanni Paolo II durante la prima guerra del Golfo, in collaborazione con il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Caritas giordana. Dal 2003 la Fraternità è presente stabilmente nel Paese e nel 2006 ha aperto a Madaba, circa 45 chilometri a sud di Amman, l’“Arsenale dell’Incontro”, in arabo “Bayt Illiqa”.
“Questa casa custodisce una profezia: quella di un giorno in cui musulmani e cristiani possano vivere da fratelli, rispettandosi nelle differenze e lavorando insieme per il bene comune, soprattutto dei più fragili”, racconta Chiara Giorgio.
L’Arsenale dell’Incontro accoglie gratuitamente ogni giorno bambini e giovani con disabilità, cristiani e musulmani, insieme alle loro famiglie. “Offriamo attività educative, riabilitative e percorsi di formazione professionale, dalla cucina al mosaico, dall’agricoltura al cucito, con il supporto di personale specializzato e attrezzature moderne”, spiega. Attualmente i beneficiari seguiti stabilmente sono 275, ai quali si aggiungono oltre 200 persone in lista d’attesa che ricevono comunque consulenze e accompagnamento.
“Il nostro desiderio – prosegue – è creare una comunità dove non ci sia distanza tra chi accoglie e chi è accolto. Un luogo dove il bene sia fatto bene, nel rispetto dell’altro e valorizzando ogni persona”.
In Giordania, ricorda Giorgio, “le persone con disabilità rappresentano circa il 14% della popolazione e spesso convivono ancora con stigma sociale ed emarginazione”. Per questo l’Arsenale cerca di trasformare la fragilità in occasione di incontro: “Condividere una sofferenza comune può diventare un’opportunità per imparare il dialogo, superare pregiudizi e diventare insieme famiglia”.
Accanto al lavoro con i bambini e le famiglie, il Sermig promuove attività rivolte ai giovani e alla comunità locale: volontariato, laboratori, momenti di aggregazione e percorsi spirituali. “Vogliamo contribuire a ricostruire un tessuto sociale attorno ai più deboli e favorire una cultura dell’inclusione”, sottolinea Giorgio.
Particolare attenzione viene dedicata anche alle scuole del territorio. “Negli ultimi anni la Giordania ha compiuto passi importanti sul piano legislativo per l’inclusione delle persone con disabilità, ma resta ancora molto da fare perché questo cambiamento diventi reale nella vita quotidiana”, osserva.
Per questo l’Arsenale collabora con insegnanti e istituti scolastici attraverso incontri formativi, visite e laboratori interattivi. “I bambini scoprono che i loro coetanei con disabilità sono persone da stimare e rispettare, capaci di fare cose belle. Così le diversità smettono di fare paura e diventano una ricchezza”.
Uno dei momenti più significativi dell’anno è la grande festa di giugno, che riunisce quasi mille persone tra famiglie, volontari, giovani, rappresentanti istituzionali, cristiani e musulmani. “È una vera lezione di pace”, racconta Giorgio. “Attraverso danze, canti, sorrisi e gesti semplici, i bambini e i ragazzi dell’Arsenale mostrano che un mondo diverso è possibile e che ciascuno può fare la propria parte”.
“In un tempo segnato dal rumore delle armi e dall’incomprensione – conclude – i piccoli dell’Arsenale parlano di luce. Con la loro vita ricordano a tutti che la pace nasce da relazioni vere, dalla cura reciproca e dalla capacità di riconoscere nell’altro un fratello”.


