In un contesto complesso, “di continua instabilità, con inevitabili ripercussioni economiche anche sulle famiglie italiane per l’estate 2026”, l’ospitalità religiosa e non-profit si propone come “soluzione alternativa”. E’ quanto si legge in un comunicato diffuso oggi da Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana. Un comparto – aggiunge – che in Italia conta circa 3.000 strutture, il 70% delle quali accoglie anche turisti in cerca di ferie e vacanze al mare, in montagna, nelle città d’arte o immersi nella natura. Si tratta di 140.000 posti letto, per i quali l’accoglienza conserva “un tratto familiare, sobrio e autentico, capace di offrire un’esperienza di soggiorno fondata su valori, tranquillità e attenzione alla persona, senza imporre agli ospiti il coinvolgimento nelle attività comunitarie”. L’ospitalità religiosa e non-profit rappresenta inoltre anche una scelta più sostenibile. Basti pensare che nella Capitale la spesa media per una famiglia arriva a essere la metà rispetto a quella richiesta dal settore alberghiero. A ciò si aggiunge un ulteriore valore sociale e solidale: gli introiti contribuiscono a sostenere le attività assistenziali, caritative e missionarie degli enti gestori.
“In un momento in cui tante famiglie sono chiamate a fare i conti con spese più pesanti e con un clima generale di incertezza, l’ospitalità religiosa e non-profit è una risposta concreta e ricca di significato – sottolinea Rocchi. “Non si tratta soltanto di risparmiare, ma di scegliere luoghi dove l’ospitalità dal volto umano (e non artificiale) permette di vivere il tempo del riposo con maggiore serenità”. Per agevolare la scelta di chi desidera fare questa esperienza, l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana mette a disposizione da undici anni il portale ospitalitareligiosa.it, che consente di individuare le strutture più adatte alle proprie esigenze e di contattarle direttamente e gratuitamente, senza alcuna commissione o intermediazione.