170 anni di Oeuvre d’Orient. A fianco dei cristiani nei paesi in guerra, “non chiedono pietà ma di non essere dimenticati”

L'Oeuvre d’Orient compie 170 anni. Espressione della Chiesa cattolica di Francia sostiene le comunità cristiane in 23 paesi del mondo: dal Medio Oriente al Corno d’Africa, all’Europa orientale. A fianco dei cristiani vittime sì di guerra ma anche testimoni delle parole di Gesù nel Vangelo ad essere “sale e luce della Terra”.

(Foto Oeuvre d'Orient)

“Molti dei Paesi in cui siamo presenti sono Paesi in guerra, dove ci sono sfollati, morti, feriti e persone scomparse. In questi luoghi, i cristiani sono vittime insieme al resto della popolazione, senza alcuna distinzione”. Si è aperta con questa immagine la conferenza stampa che si è tenuta questo pomeriggio a Parigi sui 170 anni dell’Oeuvre D’Orient, espressione della Chiesa di Francia che dal 1876 è a sostegno delle Chiese orientali. Dal Medio Oriente al Corno d’Africa, all’Europa orientale, in tempo di guerra e di pace, l’Œuvre d’Orient sostiene 400 comunità religiose in 23 Paesi grazie a 70 volontari in missione con 1.250 progetti all’anno e 76.000 donatori. E’ mons. Hugues de Woillemont, direttore generale dell’Oeuvre d’Orient, ad aprire il punto stampa, dopo che domenica 10 maggio, nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi, il card. Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali, ha celebrato una Messa alla presenza di Patriarchi e vescovi, religiosi e sostenitori.

mons. Hugues de Woillemont, direttore generale dell’Oeuvre d’Orient

“In questi Paesi in guerra, la presenza dei cristiani, che non sono armati e non prendono parte ai saccheggi”, ha detto mons. de Woillemont, “continua, nonostante tutto, a testimoniare un impegno, una fedeltà e un servizio rivolto a tutti e con una accoglienza aperta senza distinzione. Sosteniamo scuole, strutture sanitarie, rifugi e aiuti umanitari d’emergenza. Credo che dobbiamo guardare a queste comunità, a questi cristiani, certamente come a comunità che soffrono e continuano a soffrire, vittime di guerre da molto tempo o di conflitti più recenti che si protraggono.

“Queste comunità ci danno una vera lezione. Non hanno bisogno della nostra pietà. Hanno semplicemente bisogno della nostra gratitudine e del nostro impegno a sostenerli”.

Mons. Hanna Jallouf, vicario Apostolico di Aleppo dal 2023, ha dato una testimonianza sulla situazione della comunità cristiana in Siria da una città dove oggi si contano 30mila cristiani su una popolazione di 300mila. Uno sfollamento forzato e consistente “a causa della guerra del passato e della paura che si respira nel presente”. “Noi siamo invitati a sostenere e aiutare il governo a ricostruire una Siria nuova, a stabilire la pace, a dare un segno di testimonianza viva in questo contesto alla luce delle parole di Gesù nel Vangelo, ‘siate sale della terra e luce del mondo”. “Non abbiamo paura dei musulmani”, ha aggiunto il vicario apostolico, “non abbiamo paura dei credenti ma abbiamo paura dei fondamentalisti”. Vincent Gelot, dell’Oeuvre d’Orient, ha aggiornato sulla situazione in Libano, che dal 2019 ha conosciuto una serie di crisi e si trova oggi “di nuovo nel caos”.

Vincent Gelot, Oeuvre d’Orient Libano e siria

“Quello che vedo vivendo sul campo con le nostre squadre dell’Oeuvre d’Orient è che la popolazione è al limite, sull’orlo del collasso, esausta”.

Il paese oggi si sente minacciato nella sua integrità territoriale, in particolare del Libano meridionale. “Temiamo – confida Gelot – che le incursioni militari israeliane si trasformino domani in occupazione e che gli abitanti dei villaggi, costretti a evacuare, diventino, e sono già, sfollati forzati, ma per lungo tempo, impossibilitati a tornare alla loro terra”. Gelot parla del ruolo che la Chiesa svolge in questo contesto, dai convogli umanitari alla generosità del popolo libanese che ha aperto le porte delle case, delle scuole, degli ospedali agli sfollati, al coraggio delle comunità cristiane nel Libano meridionale, che hanno fatto la scelta di non lasciare la loro terra stretti in una morsa tra i militanti di Hezbollah e l’esercito israeliano. “La nostra determinazione è quella di non farli sentire dimenticati”, dice l’operatore umanitario.

Suor Magda Smet, religiosa delle Piccole Sorelle di Nazareth Libano

Anche suor Magda Smet, religiosa delle Piccole Sorelle di Nazareth che operano presso il campo di Dbayeh, ha portato la sua testimonianza. “Fedeli alla spiritualità di padre Charles de Foucauld desideriamo vivere una presenza amorevole, una solidarietà disinteressata, preferibilmente con le persone più vulnerabili che non hanno voce, sono insignificanti, ma che sono comunque le persone con cui Gesù si identificava”. “Che cosa ci facciamo qui, in questo piccolo mondo?”, ha chiesto la religiosa. “La nostra comunità è un luogo dove tutti sono benvenuti. Chiunque cerchi un po’ di sollievo, un posto dove chiedere aiuto senza vergogna. Arrivano senza niente e con una croce troppo pesante da sopportare da soli. Insieme cerchiamo di conservare una piccola fiamma di speranza che un giorno vivremo in un altro mondo, un mondo di pace”.

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