(da Napoli) “Napoli non deve restare una semplice cartolina per i visitatori, ma deve diventare un cantiere aperto, dove si costruisce una pace concreta, verificabile nella vita quotidiana delle persone”. Da piazza del Plebiscito, cuore della città, davanti a 50mila persone Leone XIV ha tracciato un ritratto a tutto tondo della città partenopea, chiamata a promuovere “una cultura alternativa alla violenza attraverso gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte pratiche di giustizia”. Perché “non esiste una pace senza giustizia e la giustizia, per essere autentica, non può mai essere disgiunta dalla carità”, ha ribadito il Papa citando esperienze positive e alternative come la Casa della Pace, che accoglie bambini e madri in difficoltà, e Casa Bartimeo, luogo di accompagnamento per giovani e adulti in situazioni di fragilità: “segni concreti di una pace che si fa ospitalità, cura e possibilità di riscatto”. Il cuore profondo di Napoli sta nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, “vissuta non come emergenza ma come opportunità di incontro e di arricchimento reciproco”. Napoli come “piattaforma” di dialogo interculturale e interreligioso, Napoli come “casa” per i giovani provenienti da contesti di conflitto, come Gaza: è così che la capitale della Campania continua a
“dare voce dal basso a una cultura della pace, contrastando la logica dello scontro e della forza delle armi come presunta soluzione dei conflitti”.
In piazza del Plebiscito, il Papa è apparso letteralmente contagiato dall’entusiasmo dei napoletani: a più riprese, ha esclamato “Viva Napoli”, commosso dal calore dell’accoglienza e piacevolmente travolto dalle canzoni di uno dei repertori musicali più famosi al mondo, messe in scena dai giovani.
“E’ un pò come piazza San Pietro a Roma, voi sapete accogliere con questo calore”.
Al termine dell’incontro con la cittadinanza, l’atto di affidamento a Maria, composto dal cardinale Battaglia e recitato da due giovani davanti alla statua dell’Immacolata Concezione, alla presenza del Pontefice.
“Ti affidiamo questa terra, Maria, Te la consegniamo come una madre consegna il figlio difficile alla speranza”.
E il pensiero è andato all’inizio del primo viaggio pastorale di Leone XIV in Italia, che ha visto il Pontefice recitare la Supplica alla Vergine del Rosario, a suggello del carattere mariano dell’intero viaggio.
Le parole pronunciate durante l’incontro con la cittadinanza hanno fatto da eco a quelle pronunciate nel Duomo di Napoli, dove il Papa ha rivelato a braccio di essere venuto anche per rendere omaggio a San Gennaro, reso tangibile quando ha sollevato l’ampolla con il sangue che si era liquefatto il 2 maggio scorso, nella Cappella del Tesoro.
“Napoli è una città dai mille colori, in cui la cultura e le tradizioni del passato si mescolano alla modernità e alle innovazioni”,
il ritratto del Pontefice: è una città in cui una religiosità popolare spontanea ed effervescente si intreccia con numerose fragilità sociali e con i molteplici volti della povertà; è una città antica ma in continuo movimento, abitata da molta bellezza e nel contempo segnata da tante sofferenze e perfino insanguinata dalla violenza”. E’ la cura, per Leone XIV, l’antidoto alla violenza. La cura, ha spiegato, è quella di Gesù che cammina a fianco dei discepoli di Emmaus, “scoraggiati e delusi”. Il contrario della cura, invece, è la trascuratezza: “la trascuratezza delle strade e degli angoli della città, quella delle aree comuni, quella delle periferie e, ancor più, tutte quelle situazioni in cui è la vita stessa a essere trascurata, quando si fa fatica a custodirne la bellezza e la dignità. “Abbiamo bisogno di cura”, la tesi del Papa, del “coraggio di saperci fermare, di non aver paura di interrogare il Vangelo sulle situazioni personali e pastorali che viviamo, per non ridurre il ministero a una funzione da svolgere”. Cura per le “famiglie affaticate e ai giovani spesso disorientati”, cura per i poveri che bussano alle porte delle parrocchie e delle associazioni, cura per vincere “un senso di impotenza e di smarrimento quando constatiamo che i nostri linguaggi e il nostro agire sembrano non adeguati alle nuove domande e sfide di oggi, specialmente dei più giovani”.
“Napoli non è una città perfetta, ma una città viva”,
la fotografia scattata dal card. Battaglia nel suo saluto in piazza Plebiscito: “diventi sempre più città dell’incontro, dove nessuno sia invisibile”. Due le esigenze pressanti per la città: pace e giustizia, “perché la pace ha bisogno di giustizia per non restare fragile. E la giustizia ha bisogno di pace per non perdere il volto della fraternità”.
“Ci aiuti a custodire insieme pace e giustizia”,
la richiesta al Santo Padre: “non come due parole da pronunciare, ma come due strade da percorrere. Pace e giustizia per i giovani, perché possano restare, scegliere, costruire, sognare qui. Pace e giustizia per i bambini, per le famiglie, gli anziani, i poveri.
Pace e giustizia contro la camorra, che non è solo criminalità,
ma menzogna educativa, falsa promessa, religione del denaro, furto del futuro. Perché la camorra non uccide solo quando spara”.

