Dalla foto del 1983 al primo anno di Leone XIV: Prevost è ancora in piazza per la pace. P. Pagano: “Non è un politico ma un pastore”

Una manifestazione romana dell'ottobre 1983 contro gli euromissili, un cartello con la scritta "Agostiniani per la pace", un giovane Robert Francis Prevost tra i confratelli. A raccontarla al Sir è p. Giuseppe Pagano, priore di Santo Spirito a Firenze e presidente del Centro Studi Internazionale Papa Leone XIV. Un filo che arriva fino ai nostri giorni

(Foto Gianni Novelli)

Una fotografia in bianco e nero, scattata a Roma il 22 ottobre 1983 durante la grande manifestazione contro gli euromissili che portò in piazza un milione di persone. Un cartello tenuto a due mani, la scritta essenziale: Agostiniani per la pace. Dietro, uno striscione di Pax Christi e una colomba di carta sospesa sulle teste. Tra i frati in tunica scura, un giovanissimo Robert Francis Prevost: oggi Papa Leone XIV, eletto esattamente un anno fa. Al suo fianco padre Giuseppe Pagano, agostiniano, amico del futuro Pontefice dall’83 e oggi alla guida, da Firenze, del Centro Studi Internazionale Papa Leone XIV. Pagano riconosce i volti e corregge una ricostruzione diventata virale: “Non era Comiso, come hanno scritto alcuni giornali. Era una manifestazione romana, ci aveva coinvolti un confratello legato a Pax Christi”. E il filo con il magistero di questi dodici mesi, per lui, è tutt’altro che casuale: “La pace non è costruita dagli esseri umani, viene dal Signore risorto proprio per portarla all’umanità”.

22 ottobre 1983: Roma e la protesta contro gli euromissili

Fu una delle più grandi mobilitazioni pacifiste della Guerra fredda: nella capitale si radunarono circa un milione di persone provenienti da tutta Italia per chiedere il disarmo nucleare e opporsi all’installazione degli euromissili. Promossa dai Comitati per la pace e sostenuta anche da movimenti ecclesiali come Pax Christi, la manifestazione si collocava nel contesto del confronto tra Nato e Unione Sovietica sul dispiegamento dei missili a medio raggio in Europa.

La spiritualità agostiniana che diventa metodo di governo
Per chi frequenta Prevost da oltre quarant’anni, il magistero dell’ultimo anno non arriva come sorpresa. “Ha cominciato subito con il messaggio che viene da Cristo risorto”, ricorda il religioso fiorentino. Era l’8 maggio 2025, il saluto dalla Loggia: la pace sia con tutti voi. Un annuncio, non una formula diplomatica. “Per il Papa la pace non è questione politica. È un uomo cresciuto in America Latina, tra i poveri del Perù”, osserva Pagano. A colpirlo è stata la naturalezza del confratello nei panni nuovi: “Gli ho detto per scherzo che il Papa l’ha fatto da sempre, l’ho visto disinvolto subito. Essendo persona obbediente, accoglie ciò che gli viene chiesto con questa intenzione: ‘Il Signore me lo domanda, quindi lo faccio'”. C’è poi un tratto di governo che rivela molto: “Alla Curia generale ha sempre lavorato con i consiglieri, con le commissioni. Mai da solo, ma in équipe, coinvolgendo tutti”. Una dimensione che “deriva dalla formazione agostiniana” e illumina anche il modo di stare dentro i conflitti:

“Non chiede che i potenti si inginocchino davanti a lui. Spera però che possano trovare con lui un dialogo, perché non ha interessi di alcun genere, nemmeno quello di essere americano”.

Lo sguardo del Pontefice, prosegue, si posa su scenari che altri lasciano in ombra: “Conoscendo bene l’Africa, ha ben chiari anche tutti i conflitti di cui nessuno parla, a partire dal Sud Sudan”. Rispetto alle polemiche delle ultime settimane, Pagano è netto: “Il resto è strumentalizzazione. Si è sempre rivolto a tutti coloro che diventano responsabili dei conflitti”. Con un’amarezza che affiora solo a questo punto, segnalando ciò che lo inquieta di più: “Stanno strumentalizzando la religione, diventando peggio dei fondamentalisti islamici. Arrivare a piegare la teologia, addirittura sant’Agostino, ai propri scopi: mi pare incredibile”.

(Foto SIR)

Il Centro studi e la “pace dei cuori” di don Tonino Bello
L’intuizione di un Centro Studi Internazionale dedicato a Leone XIV – presentato a Palazzo Vecchio il 14 ottobre 2025 e attivo nel Convento fiorentino di Santo Spirito – nasce il giorno dopo l’elezione, quando il Papa illustra ai cardinali la scelta del nome. “Pensavo a un riferimento affettivo, perché Leone XIII era molto legato a Maria e agli agostiniani”, rievoca Pagano. “Invece ha parlato dell’intenzione di continuare, attualizzandola, quell’opera sociale che allora era per i lavoratori”. Le sfide sono altre: intelligenza artificiale, social, trasformazioni del lavoro, nuove povertà, migrazioni, disuguaglianze. Di qui l’idea di affiancare al Pontefice una rete di studiosi. Il primo workshop è previsto tra Firenze e Roma a settembre, sul nodo povertà-vita civile, “perché la povertà è una delle cause più grandi dei conflitti”. Il paradigma resta quello che il priore associa a una memoria recente: “Mi fa venire in mente don Tonino Bello, di cui abbiamo ricordato la morte qualche giorno fa”. Il vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi, venerabile dal 2021, è morto il 20 aprile 1993: trentatré anni di profezia disarmata.

“La pace, prima di tutto, abita nei cuori. Un cuore in pace può portare pace; altrimenti – precisa Pagano – è l’uomo che non ha la pace in se stesso a diventare portatore di divisione”.

Nell’istantanea, accanto a Prevost, c’erano anche p. Robert Dodaro, per anni preside del Pontificio Istituto Patristico Augustinianum, p. Peter Jones, oggi priore del Collegio Santa Monica a Roma, e p. Michael Di Gregorio, già vicario generale dell’Ordine con lo stesso Prevost. Compagni di studio, di ordinazione, di vita. Quarantadue anni dopo quel cartello, il filo tiene.

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