Si svolgerà dal 5 al 15 novembre 2026 in diverse località italiane, partendo da Modena e toccando anche Palermo, l’undicesima edizione del Festival della Migrazione, che quest’anno sarà dedicato alle “Donne migranti”. Promosso da Fondazione Migrantes, Porta Aperta di Modena e da una rete ampia di atenei universitari e di altri enti e organizzazioni, il Festival rappresenta uno degli appuntamenti di riferimento a livello nazionale sul tema delle migrazioni, affrontato attraverso molteplici linguaggi e prospettive: tavoli di confronto, incontri nelle scuole, workshop, presentazioni, mostre e spettacoli. L’iniziativa è stata presentata oggi a Roma nella sala stampa di Radio Vaticana. Il presidente del Coordinamento del Festival della Migrazione, Edo Patriarca, ne ha spiegato gli obiettivi: “È un progetto culturale, perché la migrazione è legata alla natura umana; un progetto sociale per il futuro del nostro Paese; e un progetto politico, per ricordare alla politica di essere lungimirante, senza negare i problemi e la realtà”. Quest’anno ci sarà una sorta di gemellaggio con il Festival dell’accoglienza, giunto alla VI edizione, che invece si svolge a Torino e in Piemonte, per iniziativa di Migrantes Torino e 141 realtà sociali del territorio. “Il tema sarà la mitezza – ha detto Sergio Durando, direttore del Festival dell’Accoglienza – per mostrare quella parte di società che non si riconosce in una modalità comunicativa, soprattutto in tv, sempre più aggressiva e violenta, che cerca sempre capri espiatori”.
I contenuti del Festival della migrazione saranno raccolti e pubblicati nei Quaderni del Festival. Saranno coinvolti anche i giovani delle scuole superiori. Sonny Olumati, vicepresidente del Movimento italiani senza cittadinanza, ha espresso la sua fiducia negli under 25: “C’è un fermento mai visto in 40 anni: i giovani hanno desiderio di uguaglianza, di rivalsa nei confronti dei potenti e dei poteri forti e un forte sentimento di giustizia. C’è una generazione pronta a reagire che vuole essere coinvolta per portare una rivoluzione positiva nella società”. Il cardinale Fabio Baggio, sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, ha lodato entrambe le iniziative e ricordato l’importanza di “chi” parteciperà ai Festival – i residenti nei comuni italiani e le comunità di persone con background migratorio – e il “quando”: “Spesso si parla dei migranti al presente ma esistono anche un passato e un futuro a cui dare attenzione, per costruire una società di miti, non di persone bellicose, che offra opportunità a tutti”.