I vescovi hanno collocato al centro del Consiglio episcopale permanente la condizione delle comunità cristiane, chiamate oggi a misurarsi con un contesto sociale segnato da solitudini, fragilità familiari, domande di senso e nuove povertà. Nel comunicato finale della sessione svoltasi a Roma dal 23 al 25 marzo, i presuli descrivono un tempo attraversato da polarizzazioni e fratture, nel quale la Chiesa in Italia è chiamata ad annunciare il Vangelo “con mitezza e chiarezza” e con “uno stile di prossimità, fraternità e ascolto”. Dentro questa cornice si inserisce il richiamo pastorale: “È fondamentale creare comunità vere, capaci di accogliere chi cerca, accompagnare chi si riavvicina alla fede, sostenere i catecumeni, animare la celebrazione liturgica e rendere visibile una carità che non sia ridotta a semplice assistenza”. I vescovi registrano che, a fronte di “una sempre più evidente e diffusa fame di comunità”, permane “la fatica di trasformare i bisogni individuali in esperienza condivisa di fede, speranza e carità”. Da qui l’insistenza su “una creatività pastorale che rafforzi il tessuto comunitario, valorizzi la corresponsabilità battesimale e sostenga con maggiore cura il ministero ordinato”. Nello stesso quadro, i presuli manifestano “vicinanza e gratitudine ai sacerdoti chiamati a un carico pastorale notevole”.