“Non ci si può assuefare alla guerra né al linguaggio che la giustifica o la banalizza”. I vescovi lo hanno ribadito nel comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, riunito a Roma dal 23 al 25 marzo sotto la guida del card. Matteo Zuppi, rinnovando la vicinanza alle Chiese del Medio Oriente segnate “dalla violenza, dall’insicurezza e dalla paura”. I presuli hanno condiviso la preoccupazione per uno scenario internazionale in cui la guerra continua a presentarsi “come strumento ordinario di risoluzione delle controversie”, con conseguenze drammatiche per intere popolazioni e con ricadute a livello globale, tra cui “la crisi energetica che rischia di pesare sulle famiglie e sulle persone più vulnerabili”. È emersa “la necessità di educare alla pace, di sostenere ogni sforzo diplomatico, di custodire il valore del diritto internazionale e di incentivare il ruolo dell’Europa perché faccia risuonare con maggiore decisione la propria vocazione alla pace, alla libertà, alla giustizia e alla tutela dei diritti”. Nel ricordare il compito delle religioni nel promuovere fraternità e riconciliazione tra i popoli, i vescovi hanno rilanciato la Nota “Educare a una pace disarmata e disarmante”, incoraggiando il dialogo e “una presa di coscienza sullo scandalo degli armamenti e del riarmo”. In questo orizzonte hanno richiamato l’importanza della Colletta per la Terra Santa del Venerdì Santo “come segno concreto di solidarietà e di comunione ecclesiale”.