Terra Santa: card. Pizzaballa a Nazaret, “nel buio della guerra dobbiamo vedere i germogli della presenza di Dio”

(Foto Lpj.org)

“Le strade di Nazareth sono più quiete, l’eco dei pellegrini sembra un ricordo, e il peso della guerra grava sui nostri cuori. Ancora una volta ci troviamo nella condizione di emergenza, che non ci consente aggregazioni numerose e celebrazioni festose. Eppure, è proprio in questo silenzio gravido di pianto che la Parola di Dio oggi irrompe con una potenza inaudita. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di imparare dalla Vergine di Nazareth l’arte nascosta ma decisiva di leggere la storia con gli occhi di Dio”. Dalla basilica dell’Annunciazione, nel cuore della Terra Santa segnata da mesi di conflitto, il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha indicato la via alternativa che, secondo il Vangelo, Dio propone alla storia: non la logica della potenza, ma quella dell’umiltà di Maria. “Dio non manda un esercito corazzato, manda un angelo a una ragazza di un villaggio sperduto. La sua strategia è la debolezza, perché solo lì la libertà dell’uomo può incontrarlo”. Un messaggio che, implicitamente, va al cuore della crisi mediorientale: l’assenza di fiducia reciproca, l’incapacità di concepire vie politiche non armate, l’erosione del tessuto sociale. “La situazione che viviamo – ha detto Pizzaballa – è la nostra Nazaret. È qui, nella realtà spoglia e piena di turbamento, che Dio ci chiede di generare Cristo. La nostra comunità, la parrocchia di Nazareth, tutta la nostra Chiesa di Terra Santa, è chiamata a essere come Maria: un grembo che accoglie la vita nonostante tutto, un cuore che non si chiude nella paura, e che genera vita”. La festa dell’Annunciazione diventa una lente politica attraverso la quale leggere il momento attuale e mostrare che la fede non può essere fuga dalla storia, ma deve diventare capacità di “resilienza costruttiva”. Una responsabilità che riguarda tutti: istituzioni, leader religiosi, società civile. Il Patriarca, riferendosi alle letture proclamate, ha denunciato la tentazione delle leadership politiche – antiche e contemporanee – di rifugiarsi in calcoli strategici e alleanze di convenienza: “La tentazione è quella di Acaz: confidare soltanto nelle nostre strategie umane, pensare che non ci sia più speranza, che non si possa fare nulla per cambiare questo mondo. La tentazione è di restare nella logica mondana, di rispondere all’odio con l’odio, di disumanizzare chi ci sta di fronte. Ma la scuola di Nazareth – ha rimarcato il patriarca – ci insegna un’altra via: la via dell’ascolto, del silenzio, della vita domestica. È la scuola del Vangelo”, del “nulla è impossibile a Dio”.

Pizzaballa non ha nascosto le ferite delle comunità cristiane locali: “Come possiamo ripetere che nulla è impossibile a Dio quando i missili squarciano il silenzio della notte, quando tutto attorno a noi parla di morte e le nostre comunità sono tentate dall’emigrazione?”. La risposta, l’unica possibile, ha ricordato il cardinale, “ce la dà Maria. La sua gioia non è l’allegria spensierata di chi ignora il dolore. La gioia di Maria è la gioia profonda, radicata, di chi, anche nel buio più fitto, decide di fidarsi di Dio. Il suo ‘sì’ non viene pronunciato in un giardino fiorito, ma nel cuore di un mondo lacerato come il nostro”. Il ‘sì’ di Maria per la Chiesa “significa saper leggere nei segni dei tempi, anche quelli più drammatici, la chiamata a una conversione più profonda. Significa anche avere il coraggio di non chiudere il nostro cuore alla sfiducia, e continuare a credere nella possibilità di incontro con tutti in una terra devastata da così tanta violenza e divisioni”. Da qui la conclusione: “La realtà non è fatta solo di male. In questa realtà, in mezzo alle macerie, c’è ancora la presenza di Dio. Ci sono madri che sperano, padri che lavorano, bambini che giocano, anziani che pregano. Ci sono cristiani che scelgono di restare, di amare, di perdonare. È lì che incontriamo Dio. Ecco la nostra missione: essere coloro che, nel buio della guerra, sanno vedere i germogli della presenza di Dio. Essere operatori di pace non con dichiarazioni astratte, ma con la concretezza quotidiana di chi, come Maria, accetta di portare il mondo nel proprio grembo – con tutte le sue contraddizioni, i suoi dolori e le sue bellezze – e di soffrirlo, per trasformarlo dall’interno con la sola forza dell’amore”.

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