Violenza di genere: Iss, in Italia circa 2.000 accessi al Pronto Soccorso, vittime quarantenni e aggressioni nel 60% dei casi da parte del partner

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

I dati italiani sulla violenza di genere – registrata tramite l’analisi di oltre 10.000 accessi in Pronto Soccorso per violenza contro le donne, da parte degli uomini, in 16 Paesi europei, coordinata dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e pubblicata oggi su Lancet Public Health – sono in linea con quelli degli altri Paesi europei. “In Italia sono stati analizzati circa 2.000 accessi al Pronto Soccorso di donne vittime di violenza maschile – dichiara Anna Carannante, co-autrice dello studio – con un’età media di 40 anni. In quasi il 60% dei casi, l’aggressore era un partner o un familiare, ovvero una persona appartenente alla sfera intima della vittima. La forma di violenza più frequente è stata quella fisica, che ha rappresentato circa i tre quarti dei casi (72,6%), mentre nel 4% si è trattato di violenza sessuale. Particolarmente significativa è la quota di lesioni al capo e al volto, riportate nel 30% dei casi. A conferma del fenomeno della violenza domestica, nell’80% degli episodi l’aggressione si è consumata tra le mura di casa”.
Lo studio evidenzia però anche i limiti dell’attuale sistema di rilevazione: in oltre il 35% dei casi mancano informazioni sul contesto dell’aggressione nei registri ospedalieri e i Pronto Soccorso intercettano solo una parte del fenomeno, principalmente quella con lesioni fisiche evidenti. Restano in gran parte invisibili la violenza psicologica, il controllo coercitivo e gli abusi senza segni fisici.
“Proprio per questo i risultati indicano azioni concrete e urgenti – prosegue Carannante –; serve innanzitutto rafforzare la formazione del personale sanitario per riconoscere anche i segnali meno evidenti, introdurre protocolli standardizzati di raccolta dati in tutta Europa, potenziare l’integrazione tra Pronto Soccorso e servizi specialistici di supporto, estendere lo screening sistematico anche ai servizi territoriali e alla medicina di base”.
“Il messaggio è chiaro – conclude Marco Giustini, uno degli autori dello studio – se raccolti e analizzati con metodo, i dati dei Pronto Soccorso possono trasformare i servizi di emergenza da semplici luoghi di cura in presidi fondamentali per l’individuazione precoce e la prevenzione della violenza di genere. Rendere visibile l’invisibile non è solo una sfida scientifica. È un imperativo di salute pubblica e una responsabilità collettiva che richiede investimenti, coordinamento europeo e un impegno strutturale nel tempo”.

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