È stata presentata, ieri, a Fabriano la mostra “I volti della povertà in carcere”, che sarà ospitata sino al 12 aprile all’Oratorio del Gonfalone. L’esposizione è tratta dall’omonimo volume con fotografie di Matteo Pernaselci e testi di Rossana Ruggiero, pubblicato da EDB – Edizioni Dehoniane Bologna. L’evento è stato promosso dal Settore Carcere e Devianza della Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli Odv.
Il direttore della Caritas diocesana di Fabriano-Matelica, Gianluigi Farneti, ha sottolineato come l’iniziativa rappresenti un’occasione preziosa per coinvolgere l’intera comunità avvicinandola a una realtà spesso poco conosciuta e restituendo attenzione e visibilità a un’umanità troppo frequentemente dimenticata. Ha evidenziato inoltre che il progetto si inserisce in un impegno più ampio volto a costruire un legame vivo tra carcere e comunità, favorendo il dialogo, l’inclusione e la diffusione di una cultura della dignità, promossa quotidianamente anche dalla Caritas su tutto il territorio nazionale.
Massimo Stopponi del Consiglio Centrale della Società di San Vincenzo De Paoli di Fabriano, ha richiamato il significato dell’iniziativa, inserendola nella tradizione di impegno della Società di San Vincenzo De Paoli verso il mondo carcerario. Nella casa di prima accoglienza di via Mamiani la Società San Vincenzo De Paoli accoglie stabilmente anche ex detenuti che incontrano difficoltà nel reinserimento sociale. Si stima che rappresentino circa il 20% degli ospiti. Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza, ha sottolineato come la mostra nasca dall’esperienza diretta nei luoghi della detenzione, restituendo attraverso immagini e racconti un’umanità fatta di volti, gesti e frammenti di vita. Ha evidenziato che il carcere non è solo spazio di pena ma luogo in cui convivono sofferenza, relazioni e possibilità di cambiamento, che coinvolgono non solo i detenuti ma anche gli operatori. Caldart ha richiamato il tema della dignità della persona, ribadendo che la pena non deve trasformarsi in una “pena dell’anima”, ma mantenere una prospettiva educativa e di reinserimento, in linea con i principi costituzionali. Ha inoltre ricordato come, in assenza di reali percorsi di recupero, il rischio di recidiva resti elevato, sottolineando l’importanza di investire su accompagnamento e inclusione.
Durante il periodo di esposizione della mostra sono state invitate le scuole secondarie di secondo grado di Fabriano, con percorsi guidati di circa 75 minuti. Gabriele Cinti, referente del progetto “Confini umani: carcere, fragilità e comunità educante”, ha evidenziato come la mostra offra uno sguardo sulla realtà carceraria, mettendo in luce il legame tra povertà e marginalità sociale.