Marco Gallo: la mamma del giovane ambrosiano, “in lui era evidente soprattutto un bisogno di senso e continua a sorprenderci”

“In lui era evidente soprattutto un bisogno di senso. Francesca, la nostra figlia più grande, diceva che Marco è diventato cristiano perché cercava un significato che durasse per sempre. Certo, la dimensione di fede era un fattore fondamentale della sua esistenza”. A dire così di Marco Gallo, il giovane Servo di Dio nato nel 1994 in Liguria e morto a Sovico (MB), mentre andava a scuola per un incidente stradale a soli 17 anni, è la mamma, Paola Cevasco Gallo. Da sabato 7 marzo, con la prima sessione pubblica presieduta dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nella cappella della curia, si è aperta per lui la fase diocesana della Causa di beatificazione e canonizzazione. “Marco è sempre stato un ragazzino molto vivace, con tante passioni, con cui era piacevole stare. Ciò che ha caratterizzato il nostro tempo con lui era la certezza che mi ascoltasse e questo mi ha sempre dato fiducia”, prosegue la madre. “A 4 anni diceva che, da grande, voleva fare il ‘geometrico’, cioè voleva costruire qualcosa che rimanesse. E questo ci aveva molto colpito così come il fatto che ponesse tantissime domande: se vedeva qualcosa di interessante, chiedeva, voleva imparare. Era curioso della vita. I trasferimenti della nostra famiglia hanno costretto tutti noi a cercare amicizie vere, non superficiali e tale aspetto Marco lo ha sempre coltivato nella sua pur breve vita, cercando anzitutto l’amicizia con il Signore. A volte, mi sorprendeva. Ricordo che, all’asilo, le suore insegnavano ai bimbi a scrivere delle parole. Un giorno, a casa, anche per tenerlo un po’ tranquillo – Marco non stava mai fermo -, gli chiesi di scrivere la parola ‘armadio’. Disse: ‘Scrivo prima Dio, perché è il creatore’”.
E alla domanda su cosa si aspetti dal processo appena avviatosi, Paola Gallo, è chiara: “Ovviamente non posso sapere dove porterà questa strada, ma quello che so è di provare gratitudine, emozione, tremore di fronte a tutto ciò che sta accadendo. La consolazione è l’idea che comunque se il Signore ci ha dato forza di continuare dopo il momento in cui Marco ci ha lasciato, non ci abbandonerà mai. Una cosa è certa: Marco continua a sorprenderci”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi