Ambiente: card. Ramazzini, “non sempre ciò che è legale corrisponde al valore della giustizia”

“Far capire ai governi e agli imprenditori che non sempre ciò che è legale corrisponde al valore della giustizia”. È questa, per il card. Álvaro Ramazzini, vescovo di Huehuetenango, in Guatemala, noto per la sua difesa dei diritti umani, dei popoli indigeni, dei migranti e della giustizia sociale, la sfida da raccogliere e lo scopo della Piattaforma di disinvestimento nell’ambito minerario, presentata oggi in Sala stampa vaticana. “L’ecologia Integrale resa popolare dal Papa Francesco è una risposta adeguata alla crisi ecologica attuale”, la tesi del porporato nel suo intervento in spagnolo. “Chi soffre di più le conseguenze degli impatti ambientali che danneggiano e distruggono la natura?”, la domanda che si è posto il cardinale, citando come esempio le industrie estrattive di metalli preziosi nella diocesi di San Marco, in Guatemala, dove è stato vescovo. “Nella regione arrivò una compagnia mineraria canadese: la Gold Corp”, ha raccontato: “Con l’assenso del governo dell’epoca, per non chiamarlo complicità, ottennero la licenza di esplorazione e successivamente di sfruttamento. Quando iniziarono la fase di esplorazione, nessuno degli abitanti di quell’area conosceva le loro azioni. È una zona indigena, dell’etnia mam. La maggior parte dei suoi abitanti è povera. La prima azione della compagnia fu comprare il terreno in cui avevano scoperto l’esistenza dell’oro e dell’argento. Lo comprarono a un prezzo che era nulla in confronto ai guadagni che successivamente ottennero. Per i proprietari dei terreni l’offerta dell’azienda sembrava meravigliosa. Non immaginavano per cosa volessero comprare quei terreni. Successivamente se ne resero conto e si sono pentiti, ma l’azienda Gold Corp era ormai la legittima proprietaria di tutto quel territorio”. “Distruzione della natura, uso indiscriminato dell’acqua, utilizzo del cianuro”, i danni provocati dallo sfruttamento minerario. Alla fine di questa attività estrattiva il Paese rimase povero come prima. “Chi sono stati i più beneficiati da questa attività?”, si è chiesto il cardinale: “I soci della compagnia, con azioni nella borsa valori degli Stati Uniti e del Canada, i loro tecnici stranieri e i loro dirigenti aziendali. Le royalties che hanno pagato al governo guatemalteco sono state del 3 per cento dei loro guadagni. È stata un’attività legale? Sì, lo è stata. È stata un’attività che ha promosso lo sviluppo integrale di quelle popolazioni? No. In termini di giustizia distributiva: sono state giuste le azioni di sfruttamento minerario? No”.

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