Quaresima: p. Pasolini, “annunciare il Vangelo non come chi impone un nuovo obbligo”

“Evangelizzare non significa riempire il silenzio di risposte, ma accompagnare le persone fino a quando sono in grado di esprimere il loro bisogno di salvezza”. Lo ha detto padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontifica, nella terza predica di Quaresima, pronunciata in Aula Paolo VI alla presenza del Papa. “Non si può accompagnare qualcuno senza esporsi in prima persona”, ha osservato il religioso soffermandosi sullo stile della missione di San Francesco d’Assisi: “Solo se siamo in contatto con le nostre debolezze e il nostro battesimo possiamo toccare anche la vita degli altri”. “I testimoni non sono persone che hanno tutte le risposte pronte – ha precisato Pasolini – ma uomini che hanno imparato ad ascoltare le domande, anche quelle più difficili, e sanno convivere con le proprie luci e le proprie ombre, lasciandosi ammaestrare da Cristo”. Di qui la necessità di “saper attendere le domande e non anticipare troppo le risposte”. “Bisogna saper anzitutto ascoltare prima di parlare”, ha affermato il predicatore della Casa Pontifica, ricordando che evangelizzare per Francesco “non significa dare subito risposte, ma attendere che nel cuore dell’altro emerga il desiderio di Dio. Non si può chiedere a qualcuno di cambiare vita prima di avergli fatto sperimentare accoglienza, rispetto, fiducia”. “Il modo in cui si arriva  a parlare di Cristo è tanto decisivo quanto le parole che poi diciamo”, la tesi del religioso: “I cristiani hanno il dovere di annunciare il Vangelo, senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo. La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione. È ciò che accade quando la nostra presenza non soffoca l’altro, ma risveglia la sua libertà”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia