Ordine Santo Sepolcro: card. Filoni (Gran Maestro) “In Iran tra bombe e fede, imparai a vivere la sofferenza della gente”

(Foto Oess)

Nel giorno in cui ricorrono i 25 anni della sua consacrazione episcopale per mano di Giovanni Paolo II, il card. Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro, ha ricordato gli anni difficili vissuti in Iran all’inizio degli anni ’80, durante la rivoluzione khomeinista e la guerra con l’Iraq. E lo ha fatto in un’intervista in cui ha ripercorso il suo lungo servizio come nunzio e diplomatico alla Santa Sede. Nell’intervista, curata dall’Ufficio Comunicazione del Gran Magistero, il porporato ha rievocato gli anni difficili vissuti in Iran all’inizio degli anni ’80, durante la rivoluzione khomeinista e la guerra con l’Iraq durata 8 anni. “Tutte le notti c’erano i bombardamenti iracheni e la contraerea faceva un rumore infernale per evitare che i caccia-bombardieri scendessero sugli obiettivi – racconta – e noi lì, a condividere la stessa realtà drammatica della gente. Quante migliaia di morti! Lì iniziai a conoscere anche il mondo musulmano e, in particolare quello sciita, con le sue dinamiche, molto diverse dalle occidentali e da quello sunnita. L’Iran, che è un paese bellissimo, in quel momento era in una fortissima contrapposizione agli Stati Uniti la cui ambasciata era tenuta in assedio; l’Ayatollah Khomeini era vivo e la Repubblica Islamica in consolidamento”. “La nunziatura – ricorda ancora il Gran Maestro – era tenuta d’occhio; ma riuscivamo a vivere con prudenza e direi senza troppe difficoltà; tuttavia, parecchie strutture educative della Chiesa erano state sequestrate e l’attività pastorale si occupava dei fedeli tradizionali (Caldei, Armeni e Latini). Il controllo era forte”. “Si imparava a conoscere quel mondo anche con un po’ di umorismo e fiducia in Dio”, aggiunge il card. Filoni, evocando anche il clima di resilienza vissuto a Teheran. Nell’intervista il porporato ricorda anche il suo servizio come nunzio a Baghdad e la storia di Nur, bambina gravemente disabile accolta dalle suore di Madre Teresa di Calcutta. “Nur significa luce – ricorda – ed è diventata per me il simbolo del bene fatto lontano dai riflettori”. Nunzio a Baghdad tra il 2001 e il 2006, Filoni fu l’unico diplomatico a restare durante la guerra, mantenendo viva la presenza della Santa Sede anche sotto il regime di Saddam Hussein. Proprio in quegli anni conobbe la piccola, ritrovata poi adulta durante il viaggio di Papa Francesco in Iraq: “Mi ha sorriso, parlava inglese. Indimenticabile”. Una storia che, conclude, racconta la forza delle Chiese mediorientali, “piccole nei numeri ma grandi nella fede e nella storia”. Questa sera il card. Filoni ha celebrato una messa di ringraziamento nella chiesa di San Salvatore in Lauro, a Roma. Al Gran Maestro dell’Ordine del Santo Sepolcro sono pervenuti gli auguri di Papa Leone XIV, per il 25° anniversario della sua ordinazione episcopale. Per leggere l’intervista integrale: https://www.oessh.va/

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