“Quando disabilità, famiglia, comunità e fede riescono davvero a intrecciarsi, la fragilità non diventa solo una fatica. Può diventare una ricchezza reciproca. E in questo intreccio, a volte, nasce qualcosa di molto prezioso: un cammino comune capace di generare pace”. Con queste parole si è concluso oggi il momento di spiritualità interreligiosa a Sotto il Monte, in apertura del 5° Convegno nazionale del Servizio nazionale Cei per la pastorale delle persone con disabilità, promosso in collaborazione con le diocesi di Bergamo e di Brescia, in corso a Bergamo fino al 21 marzo. Cinque testimoni di tradizioni diverse – sikh, valdese, cattolica, avventista e musulmana – hanno condiviso la propria esperienza di fede di fronte alla disabilità e alla cura. Harinder Kaur, infermiera di tradizione sikh, ha ricordato che “nella spiritualità sikh la fragilità non diminuisce il valore della persona: al contrario, richiama la comunità alla responsabilità, alla compassione e alla vicinanza”. Cherif Moulay Diop, padre musulmano, ha testimoniato che la disabilità della figlia “è diventata un dono, con tanti pensieri, certo, ma soprattutto con gioia, nel considerare che Dio mi ha scelto per affidarmi un essere vivente indifeso che devo accudire con particolare cura”. Il momento è stato moderato da don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso.