Il 13 febbraio scorso “la nostra bella Sibaritide è stata travolta dall’acqua e dal fango, ma non si è arresa. Anzi, dalla tragedia ha preso vita una comunità più forte, unita dalla solidarietà degli ‘angeli del fango’, arrivati da ogni parte della Calabria”. Lo scrive in una lettera aperta alle istituzioni locali e nazionali il parroco della Sibaritide, don Pietro Groccia, a oltre un mese dall’alluvione che ha colpito duramente il territorio di Sibari e dell’intera zona calabrese. “L’ermeneutica del fango – scrive – percorre tutta la storia biblica, transitando da segno di fragilità antropica a strumento di nuova creazione e guarigione divina. La guarigione del cieco nato, narrata nel Vangelo della IV domenica di Quaresima, ci ricorda l’utopia dell’impossibile fatta storia, che apre, dove tutto sembra fallito, nuovi cammini di speranza. È necessario, allora, far risorgere ogni situazione! E, con la speranza cristiana nel cuore, facendo mio il monito di Isaia ‘Per amore del mio popolo non tacerò’ (Is 62,1), congiuntamente al popolo che il vescovo mi ha chiamato a servire, mentre diciamo no a passerellisti di mestiere o a “selfisti” anonimi che si permettono di strumentalizzare anche la tragedia — il dominio della lingua, ammonisce la Scrittura, non è tanto il controllo della diffusa mormorazione, quanto la moderazione del comportamento: più che polemizzare, bisogna testimoniare”. Da qui la richiesta, “nell’imminenza della Pasqua, alle nostre Istituzioni — al Presidente Roberto Occhiuto, all’assessore Gallo, all’assessore Straface, ai consiglieri regionali e ai parlamentari del territorio e al nostro carissimo Sindaco Iacobini — di aiutarci a trasformare il fango distruttore in un nuovo collirio di vita, mantenendo fede ai ristori promessi, per riaccendere nel cuore del nostro popolo la fiammella della risurrezione. Non è il tempo delle polemiche — ha sottolineato il nostro vescovo nella celebrazione delle Ceneri a Lattughelle —, ma dell’ascolto, del dialogo e della corresponsabilità”. Il vescovo, mons. Francesco Savino, “si conferma testimone di umanità con la scelta di celebrare nella nostra comunità di Lattughelle la Lavanda dei piedi, nel Giovedì Santo ormai prossimo. Tale gesto, che nella sua dinamica più intima vuole essere un richiamo alla responsabilità, mi porge – aggiunge don Groccia – ancor più l’occasione per chiedere alle nostre Istituzioni — che non smettiamo di ringraziare per quanto fatto nella fase emergenziale — un segno tangibile di ulteriore prossimità – magari come chiede anche il nostro vescovo: uno scambio di auguri prepasquali — per convertire, con gesti di concretezza, la simbolica della lavanda in un autentico lavacro di rinascita”.