Alluvione nella Sibaritide: don Groccia (parroco), “aiutarci a trasformare il fango distruttore in un nuovo collirio di vita

“Aiutarci a trasformare il fango distruttore in un nuovo collirio di vita, mantenendo fede ai ristori promessi, per riaccendere nel cuore del nostro popolo la fiammella della risurrezione”. Lo scrive in una lettera aperta alle istituzioni locali e nazionali il parroco della Sibaritide, don Pietro Groccia, a oltre un mese dall’alluvione che ha colpito duramente il territorio di Sibari e dell’intera zona calabrese. “Non è il tempo delle polemiche — ha sottolineato il nostro vescovo, mons. Francesco Savino – nella celebrazione delle Ceneri a Lattughelle —, ma dell’ascolto, del dialogo e della corresponsabilità. Lattughelle – sottolinea don Groccia – è un popolo generoso, onesto e laborioso, non chiede il paradiso in terra, ma semplicemente quello che ogni popolo dovrebbe avere”. La data del 13 febbraio – scrive il sacerdote – rimarrà marcata per anni a caratteri cubitali nella memoria di chi vive il territorio sibarita. Ma non sto qui a scrivere per produrre ulteriori parole. Sono convinto che le parole, a volte, rivelino la condizione liminare della finitudine e non sempre rendano giustizia né riescano a descrivere ciò che si è vissuto”. Dopo un mese si quantificano i danni, e “il computo ci manda letteralmente in fibrillazione: cose, beni, ricordi, luoghi che erano ‘casa’ sono stati oltraggiati” e le certezze di tanti “si sono spezzate”. “Ricordiamo – scrive – ancora quelle ore paurose per omaggiare il coraggio, la munificenza ma, soprattutto, per trasformare le ferite dell’acqua in feritoie di rinascita”. Nella prospettiva del “ricordo, rievocazione e memoria semantica mi riportano ancora davanti agli occhi, come nella filigrana di un film horror, le immagini dell’apparato operativo della Regione Calabria presente con tutte le sue forze: Calabria verde, Arsac, Consorzio di bonifica, vigili del fuoco, protezione civile, la nostra Caritas diocesana, volontari e cittadini che, rivestiti di fango dalla testa ai piedi, si industriavano con ogni mezzo per aiutare gli altri”, evidenzia il sacerdote: tra gli “angeli del fango” ha colpito particolarmente la testimonianza del Sindaco di Cassano all’Ionio, il quale, ignaro di sé e della sua famiglia, con atteggiamento risoluto, obliando la livrea dell’autorità, si è mostrato presente ovunque: a incoraggiare, a dirigere i lavori, a programmare i soccorsi, a vigilare sulla loro ripartizione”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi