Carceri: Società San Vincenzo De Paoli, “la pena mantenga una finalità rieducativa e garantisca condizioni di umanità”

“La pena, come prevede la Costituzione, deve mantenere una finalità rieducativa e garantire condizioni di umanità. Chi vive il carisma vincenziano è facilitato nel servizio alla fragilità e quindi anche alla persona detenuta. Federico Ozanam ci richiama a lavorare sulla dignità, ridando speranza e prendendoci cura anche delle famiglie”. Lo dice la responsabile del Settore Carcere e Devianza della Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli, Antonella Caldart, commentando le parole di Franco Prina all’Assemblea nazionale della Conferenza nazionale Volontariato Giustizia, per il quale il volontariato è un ponte tra carcere e comunità.
Accanto all’accompagnamento delle persone detenute, diventa fondamentale lavorare anche sul piano della prevenzione e dell’educazione alla legalità, soprattutto tra i più giovani. Negli ultimi mesi, il Settore Carcere e Devianza della San Vincenzo ha lanciato il progetto “ScegliAmo Bene”, un nuovo percorso educativo rivolto agli studenti delle scuole superiori. L’iniziativa mira a sensibilizzare i giovani sul valore della legalità, sulla responsabilità delle proprie scelte e sull’importanza del ruolo attivo nella comunità.
Attraverso laboratori, incontri con formatori di rilievo e attività pratiche, gli studenti hanno l’opportunità di confrontarsi con esperienze concrete e partecipative, sviluppando consapevolezza e autonomia. Il percorso prevede anche la possibilità di mettersi alla prova come volontari, contribuendo direttamente a progetti sociali sul territorio.
“Educare alla legalità significa anche formare cittadini consapevoli, pronti a partecipare attivamente alla vita della comunità”, spiega Caldart.
La Società di San Vincenzo De Paoli investe molto anche nella formazione dei volontari che consente di comprendere la complessità del disagio sociale e psichico presente nelle carceri, operare con competenza e responsabilità, sviluppare una cultura del rispetto dei diritti, rafforzare il dialogo con le istituzioni e gli operatori del sistema penitenziario.
A conferma di questo impegno, si è concluso il 14 febbraio ad Ancona il percorso di formazione “Essere presenza nel mondo del carcere” organizzato insieme ai volontari delle Marche. Oltre cento iscritti provenienti da diverse regioni italiane – giovani under 30 e volontari con esperienza consolidata – hanno preso parte a un ciclo formativo seguito anche da altri Paesi europei, con oltre 1.200 visualizzazioni online.
Gli otto incontri, svolti tra Ancona, Pesaro e Ascoli Piceno, hanno approfondito temi centrali come devianza minorile, ascolto empatico, misure alternative, reinserimento sociale, criminalità e dipendenze.
“Oltre la buona volontà per entrare in carcere – sottolinea Caldart – servono competenze, capacità di ascolto e la consapevolezza che anche il più piccolo segnale di sollievo alla sofferenza delle persone recluse diventa una spinta a continuare”.
Al termine del corso, i volontari saranno progressivamente inseriti nelle strutture penitenziarie del territorio nazionale, rafforzando una presenza preparata, consapevole e stabile.
Accanto alla presenza negli istituti, la Società promuove iniziative culturali come il Premio Castelli, concorso letterario che valorizza la scrittura come spazio di riflessione e crescita personale.
“Le esperienze formative e lavorative durante la detenzione favoriscono percorsi di responsabilizzazione e riducono il rischio di recidiva –ricorda Caldart –. Offrire occasioni di studio, formazione e lavoro significa preparare il reinserimento nella comunità. Anche il Premio Castelli nasce con questa finalità: aiutare la persona a riconoscersi oltre il reato e a ritrovare la propria dignità”.

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