Ucraina: card. Zuppi, “i conflitti non si risolvono con le armi, ma con il dialogo. Ma si risolvono!”

Foto Comunità di Sant'Egidio

“La preghiera e la fede, perché senza la fede un figlio dell’uomo fa vincere l’abitudine, la rassegnazione, quella globalizzazione dell’impotenza che fa accettare la logica terribile della guerra. Mentre la fede è la forza degli umili che sconfigge quella dei prepotenti. La Chiesa, come ha chiesto papa Leone, cerca solo che tacciano le armi, che cessino i bombardamenti e si giunga senza indugio a un cessate il fuoco, e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace”. Lo ha detto, ieri sera, il card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, presiedendo a Roma, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, una preghiera per la pace, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio in occasione del quarto anniversario della guerra in Ucraina. “Tutte le nostre Comunità – ha aggiunto l’arcivescovo di Bologna – hanno fatto proprio il grido che giorno e notte sale al cielo. L’invocazione di aiuto e di pace, che cerca una pace autentica, giusta e duratura”. Le Comunità di Sant’Egidio in Ucraina hanno rappresentato in questi quattro anni “una sicurezza: conforto, luce di speranza, calore nel freddo terribile della violenza. La Comunità, e chiunque ha fede, genera pace, la semina, è già un’arca di pace nel diluvio della guerra. Ha una forza umile di pace”. Dopo aver ricordato le esperienze di Nadia, sfollata dal Donbass nel 2014 verso Kharkiv e poi rifugiatasi a Kiyv con suo figlio e di Vladislava, profuga a 15 anni, evacuata il primo giorno di guerra che con i “Giovani per la Pace”, aiuta gli anziani, il card. Zuppi dice che “questa nostra madre, che è la Comunità, costruisce la pace. Cerca la giustizia dell’amore vivendola, praticando le opere di misericordia verso i fratelli più piccoli di Gesù. E così comincia la pace. La Comunità è l’abbraccio, è vivere senza nemici in una terra dove l’inimicizia si respira con l’aria irrespirabile di morte”. “Preghiamo perché il sole della pace venga presto a illuminare la notte della guerra. E preghiamo perché il dialogo cresca, perché si moltiplichino i contatti e le prevedibili difficoltà siano superate con il concorso di tutti. Anche, finalmente, dell’Europa, per la quale vale la domanda ‘quanto poco ancora abbiamo fatto per il dialogo e per la pace’. Perché i conflitti non si risolvono con le armi, ma con il dialogo. Ma si risolvono! Questa convinzione richiede lo sforzo di tutti. Questo nostro tempo, diventato l’età dell’odio, ci chiede di avere un cuore disarmato. Di lavorare in un servizio di puro amore, che ripara le ferite e che realizza, oggi, la pace”. Dopo quattro anni, con ancora “maggiore insistenza e convinzione”, il card. Zuppi chiede “giustizia. Con la preghiera bussiamo al mistero della storia, perché diventi luce della pace. Sapendo che il Signore prepara le vie della pace nei cuori chiusi degli uomini”. “Ognuno di noi può combattere la mancanza di amore con il suo amore”, ha concluso: “perché venga presto la Pasqua della pace”.

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