Dipendenza: Roma, oggi un convegno promosso dalla Fict. Dai territori buone pratiche per intercettare precocemente giovani problematici

Modelli concreti territoriali per intercettare precocemente giovani e nuove dipendenze. Sono stati presentati nel convegno nazionale promosso oggi a Roma dalla Fict, con l’auspicio che queste buone pratiche possano essere estese a livello nazionale.
Lo psichiatra Mauro Cibin (Centro Soranzo di Mestre) ha evidenziato come il sistema disponga di strumenti terapeutici efficaci ma intercetti le persone prevalentemente nelle fasi già cronicizzate. In Italia si stimano almeno 500mila persone con necessità di cura, a fronte di circa 134mila in trattamento, mentre solo l’8,5% degli alcoldipendenti viene raggiunto dai servizi. Secondo Cibin il nodo non è la cura ma l’accesso: un sistema nato per le dipendenze degli anni ’90 oggi incontra policonsumo, disagio psichico e nuove dipendenze giovanili. “Funzioniamo bene quando il problema è già grave, ma fatichiamo a incontrare le persone prima”. Per questo, ha spiegato, serve un ripensamento profondo in termini di rete e prossimità territoriale: intercettare i bisogni nei contesti di vita quotidiana, ampliare le occasioni di contatto e differenziare i livelli di intervento, dalla prevenzione alla gestione dei casi cronici e alle alternative alla detenzione.
Marco Sirotti (Gruppo Ceis Modena) ha raccontato l’esperienza dell’Emilia-Romagna, dove una commissione mista tra SerD ed enti accreditati analizza i bisogni emergenti e programma insieme le risposte. “Non partiamo dai servizi che abbiamo, ma dai bisogni che non sono coperti”. Da questa analisi sono nati servizi mirati: la comunità terapeutica Artemisia, dedicata a donne con gravi disturbi di personalità e alto rischio di abbandono, e il Drop In Sulla Frontiera, centro a bassa soglia nell’area della stazione realizzato con servizi sanitari, enti sociali e amministrazione locale. “La sussidiarietà non è un fatto amministrativo ma una scelta sociale: senza una responsabilità condivisa il sistema si frammenta”.
Sergio Bovi (Fondazione Arca – Centro mantovano di solidarietà Ets) ha illustrato l’esperienza degli Smi – Servizi multidisciplinari integrati, modello attivo in Lombardia pensato per raggiungere persone, soprattutto giovani, che non arrivano spontaneamente ai servizi. “Le nuove dipendenze nascono prima dei servizi: se aspettiamo la domanda di cura arriviamo sempre dopo”. Gli operatori lavorano nei luoghi di vita quotidiana, scuole, strada e spazi di aggregazione, costruendo relazioni e accompagnando gradualmente verso i percorsi di aiuto prima che il disagio diventi clinico.
Carla Mucciarello e Alessandro Nurcis (Ceis Genova) hanno illustrato il progetto “OverGame”, realizzato presso il Centro Civico Buranello. “Il digitale è il luogo dove oggi gli adolescenti costruiscono identità: la prevenzione nasce dal viverlo insieme, non dal vietarlo”. Nei laboratori educatori e ragazzi entrano insieme nei videogiochi e nei social, analizzano perché tengono agganciati e come influenzano relazioni e autostima, trasformando l’esperienza online in consapevolezza e riducendo la distanza tra generazioni.
Antonio Simula (Ceis Trento) ha presentato il progetto europeo “Fresh Start” sulla presa in carico delle persone con dipendenze in area penale. “Quando cura e giustizia lavorano insieme diminuiscono recidiva e costi sociali: trattare la dipendenza significa proteggere la comunità”. Nei modelli integrati magistrati e operatori costruiscono un unico progetto terapeutico continuo tra carcere e territorio, riducendo il rischio di nuovi reati. Le esperienze coinvolgono Belgio, Spagna, Portogallo e Italia.

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