“Se vogliamo accogliere l’invito di Papa Leone a continuare il pellegrinaggio della speranza, abbiamo bisogno di trovare un percorso che lo renda praticabile. L’itinerario pasquale, centro del nostro anno liturgico, è l’occasione propizia per compiere questa operazione, che ha un duplice volto, quello della conversione e quello dell’entusiasmo: una ‘conversione pasquale’, caratterizzata cioè non solo dalla decisione di cambiare, ma anche dalla gioia e dall’entusiasmo nel farlo”. Lo scrive l’arcivescovo di Lucca, mons. Paolo Giulietti, nella lettera pasquale “Mind your step”.
Facendo riferimento alla vicenda dei Magi, narrata nel Vangelo di Matteo, il presule evidenzia: “Nella lunga storia dell’umanità e della Chiesa”, “sono stati proprio gli idealisti e i sognatori a produrre spesso i progressi più significativi in molti ambiti dell’esistenza personale e collettiva: i santi, gli inventori, i rivoluzionari, gli esploratori… hanno accolto e coltivato qualche ideale, apparso a molti come un’utopia o una follia, ma che, una volta realizzato, ha trasformato la realtà. Il sogno ha certamente bisogno, per tradursi in azione, di ragionamenti, progetti e calcoli; questi, però, non basterebbero da soli a generare processi significativi o di cambiamento: servono idealismo e passione; serve un orizzonte di speranza, senza il quale il rischio e la fatica del nuovo potrebbero apparire ingiustificati o assurdi”. Di qui l’invito: “Non rinunciamo ai grandi sogni. Non accontentiamoci del dovuto. Il Signore non vuole che restringiamo gli orizzonti, non ci vuole parcheggiati ai lati della vita, ma in corsa verso traguardi alti, con gioia e con audacia. Non siamo fatti per sognare le vacanze o il fine settimana, ma per realizzare i sogni di Dio in questo mondo”. Infatti, “camminare nella speranza, quindi, implica anche per noi recuperare la dimensione del sogno, abbandonando un realismo che non ci fa cogliere le sconfinate possibilità di bene che sono a portata di mano: il regno di Dio è vicino! (Mc 1, 15)”. Il progetto del Concilio Vaticano II è “il sogno da cui farci guidare per il futuro della Chiesa e della sua missione nel mondo. Riprendiamolo in mano, sostenuti dal magistero, per orientare le scelte di conversione e di impegno che ogni cammino di speranza esige. Rileggiamo soprattutto le quattro grandi Costituzioni, domandandoci, personalmente e nelle nostre comunità, quanto rimane ancora da fare per rendere concrete quelle parole e quegli orientamenti”.
Mons. Giulietti ricorda anche: “Tutti i cristiani sono chiamati ad essere santi. Il che non coincide con la buona educazione, l’onestà, la solidarietà, la religiosità… virtù che fortunatamente appartengono a molti, a prescindere dalla fede in Gesù. Né essere santi significa essere perfetti, esenti da ogni difetto e limite. Non implica nemmeno una diminuzione di umanità, in forza di un vissuto tutto spirituale che toglierebbe valore alle faccende di ogni giorno, come anche alle cose belle della vita. Non comporta, infine, una a-normalità quasi patologica ed estraniante”.
“Solo dai santi, solo da Dio”, conclude l’arcivescovo, “viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo. La rivoluzione vera consiste unicamente nel volgersi senza riserve a Dio che è la misura di ciò che è giusto e allo stesso tempo è l’amore eterno”.