Vari Governi dell’America Latina e dei Caraibi hanno violato i diritti degli stranieri, in seguito all’insediamento dell’Amministrazione Trump, mentre altri stanno utilizzando le politiche e la retorica di Trump come scusa per commettere abusi contro i propri cittadini. Lo scrive l’ong Human Rights Watch, nel suo Rapporto mondiale 2026, diffuso ieri. “Durante il suo primo anno in carica, l’Amministrazione Trump ha avuto un’influenza indubbiamente negativa in America Latina e nei Caraibi – ha affermato Juanita Goebertus, direttrice della Divisione Americhe di Human Rights Watch –. Ma in ultima analisi, i Governi latinoamericani hanno la responsabilità di difendere la democrazia e garantire che questa avvantaggi i propri cittadini, indipendentemente da chi occupi la Casa Bianca”. Nel rapporto si segnala la repressione sistematica del dissenso, durante il 2025, in Venezuela, Nicaragua e Cuba. I gruppi della criminalità organizzata, poi, rappresentano una minaccia cruciale per i diritti umani in America Latina e nei Caraibi, con il caso più estremo rappresentato da Haiti. Governi come quelli di El Salvador ed Ecuador hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani nella loro risposta alla criminalità organizzata, denuncia l’ong.
Il rapporto mette in evidenza che in Brasile, un’irruzione della polizia a Rio de Janeiro ha provocato 122 omicidi, in quello che fa parte di un modello più ampio di uso abusivo della forza. In Messico, il Governo ha combinato l’ampliamento della raccolta di informazioni di intelligence con misure che aprono la porta a detenzioni di massa, come la carcerazione preventiva obbligatoria. Durante l’attuazione della strategia di pace totale del presidente Gustavo Petro in Colombia, i gruppi armati e la criminalità organizzata hanno ampliato il loro controllo sulle comunità. Governi come quelli di Honduras, Perù, El Salvador ed Ecuador hanno sospeso ingiustificatamente diritti fondamentali, per lunghi periodi, nella loro lotta contro la criminalità organizzata. Panama e Costa Rica hanno detenuto arbitrariamente cittadini di Paesi terzi deportati dagli Stati Uniti.