“La diplomazia della Chiesa non nasce dalla ricerca di vantaggi politici, ma da una visione morale e spirituale della storia, in cui il dialogo prevale sul conflitto, la pazienza sulla sopraffazione e la coscienza sull’interesse immediato”. Lo ha affermato il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nell’omelia della messa celebrata oggi pomeriggio nella Basilica di Santa Maria Maggiore in occasione del bicentenario delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Brasile, iniziate il 23 gennaio 1826. Commentando il brano di Davide che rinuncia a uccidere Saul, il porporato ha sottolineato che “la Santa Sede ha spesso scelto la via silenziosa e umile della parola, anche quando avrebbe potuto rivendicare altro, confidando nel fatto che la verità possiede una forza propria capace di agire nel tempo”. In duecento anni, ha ricordato, “in Brasile si sono avvicendati 34 internunzi e nunzi apostolici” e la Santa Sede è stata “una compagna di viaggio, attenta alle ferite sociali, alle sfide educative e alla promozione della giustizia e della pace”. Richiamando la diversità degli apostoli, il card. Parolin ha aggiunto: “La comunione non nasce dall’uniformità, ma dall’armonia delle differenze orientate a un fine più alto”. L’auspicio finale: che questo anniversario “non sia un punto d’arrivo, ma una soglia, l’inizio rinnovato di un impegno condiviso a favore dell’uomo”.