Ancora una volta i cambiamenti climatici e l’inquinamento atmosferico pesano enormemente sul Sud del Mondo, con la produzione di grano tenero a rischio in Asia meridionale e orientale, Sud America e Africa subsahariana. È l’allarme lanciato dal gruppo di ricerca dei fisici ambientali della Facoltà di Scienze, matematiche, fisiche e naturali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Brescia che, per la prima volta su scala globale e per tutto il XXI secolo (fino al 2100) hanno stimato gli effetti del cambiamento climatico sul frumento, misurando la quantità di ozono assorbito dagli stomi delle piante.
Il lavoro, coordinato da Giacomo Gerosa, ordinario di Fisica dell’atmosfera ed ecologia all’Università Cattolica, campus di Brescia, è stato pubblicato su Global Change Biology, una delle riviste scientifiche internazionali più autorevoli nel campo dei cambiamenti globali, dell’ecologia e delle interazioni tra clima, atmosfera e biosfera. La rivista è considerata un punto di riferimento per la comunità scientifica che studia gli impatti ambientali su ecosistemi e agricoltura.
“Il nostro studio ha permesso di individuare le aree del globo in cui il frumento sarà più vulnerabile al danno da ozono – spiega Gerosa – nelle future condizioni climatiche e in cui dovranno concentrarsi maggiormente gli sforzi di mitigazione volti alla protezione della sicurezza alimentare dei rispettivi stati. In Asia, in Sud America, nell’Africa subsahariana e in Canada, per esempio, la riduzione del danno da ozono potrà essere raggiunta adottando principalmente politiche di controllo stringenti sulle emissioni dei precursori dell’ozono stesso. Nell’Europa centro-orientale si potranno contenere i danni da ozono se verranno implementate principalmente strategie di riduzione delle emissioni di Co2, quelle che sono responsabili dei cambiamenti del clima. Per l’Europa occidentale, l’America Nordorientale, il Giappone e la Corea serviranno invece entrambe le strategie congiuntamente”.