Nel black-out della Rete è finita anche la piccola comunità cattolica armena di Teheran. Dagli Stati Uniti, dove si trova in questi giorni, il patriarca di Cilicia degli armeni cattolici, Raphaël Bédros XXI Minassian, confessa al Sir di non essere riuscito a mettersi in contatto con il vescovo armeno di Teheran, mons. Sarkis Davidian, e esprime preoccupazione. “Avere questo incarico – dice – non è un titolo d’onore o una posizione di prestigio, ma una responsabilità. Porta con sé preoccupazione, affetto e un senso di paternità. Un padre di famiglia, quando i figli sono in difficoltà, non dorme tranquillo”.
“Siamo molto preoccupati anche noi”, continua Minassian, “ma speriamo si trovino soluzioni ragionevoli, non aggressive, senza minacce. Come hanno sempre detto i Papi: la guerra non è una soluzione per la pace. Dobbiamo trovare un’altra strada, un altro metodo per costruire la pace. Dobbiamo chiederci se stiamo lavorando davvero per la pace o per il commercio delle armi. L’umanità non è proprietà di una persona o di una comunità: non può essere minacciata da una minoranza che approfitta della situazione per arricchirsi ancora di più”.
Il Patriarca non può confermare né dare notizie su quanto sta succedendo in Iran, proprio per la mancanza di contatti diretti. “Non possiamo confermare tutto ciò che si sente, ma il male c’è”, afferma. “Serve una conversione, un ritorno alla coscienza, un ritorno a Dio. Abbiamo dimenticato che c’è Qualcuno che può chiederci in ogni momento: ‘Cosa stai facendo contro di me? Io ti do la vita e tu vuoi distruggerla?’”.