Migranti: rinviata al 30 gennaio prima udienza su strage di Cutro. Papotti, “la gestione delle morti è un orrore senza nome”

Doveva iniziare oggi (14 gennaio 2026) il processo penale sulla strage di Cutro: la prima udienza è stata invece rinviata al 30 gennaio, per un errore nell’attribuzione del collegio penale. Restano in mente i fatti di allora. La notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 un caicco partito dalla Turchia si schianta a pochi metri dalla riva di Steccato di Cutro. Muoiono 94 persone, più un numero imprecisato di dispersi. Quella vicenda, già in sé enorme e tragica, apre una finestra ulteriore su una questione che, purtroppo, si pone dopo stragi analoghe: la gestione delle morti lungo le rotte migratorie. Essa appare un “orrore senza nome”. La definisce così un saggio di Giovanni Papotti contenuto nel Report “Il diritto d’asilo 2025”, presentato nello scorso mese di dicembre dalla Fondazione Migrantes, in cui l’autore racconta la storia “esemplare” del giovane Yonas, morto a Ventimiglia, che evidenzia le falle normative e operative nei processi di identificazione delle persone decedute o scomparse. Emerge una intricata rete legale e burocratica che nega ai familiari il diritto alla verità e a una degna sepoltura. “Il sistema di diritto – sono parole della sorella di una migrante scomparsa nel corso del viaggio nel Mediterraneo riportate nel saggio – non risponde alle esigenze della realtà: non è un fallimento umanitario, è un fallimento legale”. Il dolore dei familiari e le conseguenze culturali e legali legate all’incertezza sulla sorte dei propri cari nel caso di migranti dispersi sono un tema ancora oggetto di studio e dibattito. Esso pone numerosi interrogativi legali e morali, ma si muove nel solco di un principio di umanità: quello di garantire che il tempo non cancelli la memoria di questi giovani uomini e donne morte o disperse nell’inseguire il sogno di un futuro migliore.

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