“Noi siamo gli eredi della loro vittoria, e godiamo di tutto ciò che essi hanno conquistato con la morte. E noi spoletini possiamo affermare che anche il nostro San Ponziano ‘morì per vincere’”. Ha citato lo scrittore Evelyn Arthur Waugh l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, per ricordare la figura del martire san Ponziano, patrono di Spoleto e dell’intera arcidiocesi, del quale oggi sono cominciati i festeggiamenti al Ponte Sanguinario, luogo del suo martirio avvenuto nell’anno 175. “Morire per vincere, però, – ha specificato l’arcivescovo – sono parole che possono descrivere pure certe posizioni che si stanno diffondendo anche in Italia, intese a permettere ai malati terminali di porre fine alla propria vita, come già avviene in altri Paesi che rendono il suicidio legale e, quasi, da promuovere. Lo abbiamo visto ancora recentemente, quando il suicidio assistito delle famose gemelle è stato presentato e celebrato sotto l’egida dell’autodeterminazione e della dignità, classificato come una ‘scelta libera’, ma in realtà espressione eloquente di una modernità che pare non tollerare più il limite, la fragilità o il declino”. Il martirio non è un tema rassicurante: “Non consola – ha detto il presule – non addolcisce, non si presta a devozioni facili. Eppure, la Chiesa continua a custodirne la memoria, non per amore della morte, ma per fedeltà alla vita. Perché il martire non insegna a morire; insegna a vivere in modo che anche la morte perda il suo potere assoluto. Una vita vale perché è orientata, non perché è indolore”. E citando il pianista Giovanni Allevi, affetto da mieloma multiplo, mons. Boccardo ha aggiunto: “Nulla ti dona la consapevolezza della sacralità della vita come la sofferenza”. Mons. Boccardo ha, poi, raccomandato all’intercessione del patrono le famiglie spoletine, i bambini, “perché siano protetti dalla malizia degli adulti e non siano sacrificati dall’egoismo dei genitori, e i nostri adolescenti, ai quali in città vengono venduti impunemente alcool e fumo, e i nostri giovani, perché non siano lasciati soli nella ricerca di un futuro di concordia, di stabilità e di giustizia”. Un pensiero è andato ai malati, ai politici, “perché operino sempre per il conseguimento del bene comune e Io antepongano agli interessi personali o di partito”. “S. Ponziano – ha concluso – ci ricorda che, nel costruire la città, l’amore di Dio non è contro l’amore del prossimo, il pensiero del cielo non è dimenticanza della terra, il tempo dato a Dio non è tempo sottratto all’uomo. Perciò, la comunità cristiana è pronta a condividere impegni comuni, per alleviare sofferenze, sanare conflitti, difendere i deboli; per mettere a servizio del vivere civile tutte le sue risorse di spiritualità, di trascendenza, di umanità”.