Iran: Acli, “Governo italiano ed Europa promuovano ogni iniziativa per fermare il massacro. È tempo di ripensare l’Onu”

(Foto ANSA/SIR)

“Non è possibile assistere ad un simile massacro a cielo aperto senza chiedersi concretamente che cosa possa fare la comunità internazionale per porvi fine”. È quanto dichiarano le Acli in una nota dove condannano la dura repressione dei manifestanti da parte del regime iraniano che ha prodotto, secondo alcune stime, 12mila morti. Un bilancio che “può essere più o meno esatto, ma rimane scioccante”. Al di là dei numeri il punto è, spiegano le Acli, che “la teocrazia che governa quel Paese, dopo avere oscurato le reti social, sta procedendo ad un massacro indiscriminato contro coloro che non accettano più di piegarsi alle sue imposizioni in un contesto di grave crisi economica e di sostanziale isolamento internazionale dell’Iran”. Per l’associazione “va sicuramente scartata l’ipotesi di un’iniziativa unilaterale degli Stati Uniti o di chiunque altro, che – al di là del fatto di una nuova violazione del diritto internazionale – avrebbe solo l’effetto di aggravare la situazione e di ricompattare una parte dell’opinione pubblica con il regime contro la minaccia esterna”. Le stesse sanzioni economiche, che pure possono essere una valida alternativa ad interventi militari, nei fatti – si legge nella nota – vengono aggirate a favore dei dittatori e dei loro complici, e la sofferenza per la mancanza di beni primari si riversa soprattutto sul popolo e sui più deboli”. Le Acli ritengono, a 80 anni dalla costituzione delle Nazioni Unite, che sia “il tempo di un profondo ripensamento delle organizzazioni internazionali e di una loro effettiva democratizzazione, che le renda capaci di dare finalmente forza ai principi fondamentali che sono iscritti nella Carta fondativa dell’Onu e nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Da qui l’appello al Governo italiano e alla Commissione europea perché assumano “ogni iniziativa necessaria per far pressione sul Governo iraniano perché cessino le violenze e le repressioni e si apra un vero confronto sul futuro di quel Paese così ricco di storia e così importante per gli equilibri del mondo”.

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