Venezuela: voce ecclesiale anonima sui sentimenti della gente nel Paese, “atteggiamento ambivalente verso Trump, come ci fosse stato un cambio di carceriere”

“Trump è passato dall’essere l’uomo più popolare in Venezuela, una sorta di messia per aver messo fuori gioco Nicolas Maduro, a un sentimento contrastante, un misto di ammirazione, repulsione, timore e condanna, per aver parlato di occupazione del nostro Paese, con un profilo che ricorda alla gente i tratti di Chávez e Maduro, qualcosa di simile ma in un uomo con più potere e con un’agenda imperiale. C’ò nonostante, credo che al momento sia ancora l’uomo con il maggior indice di gradimento”. Lo afferma, per il Sir, dal Venezuela, una qualificata fonte ecclesiale anonima, secondo la quale, dopo la caduta di Maduro e l’insediamento di Delcy Rodríguez, in qualche modo sotto l’egida degli Stati Uniti. “È difficile definire il sentimento della gente, è un miscuglio di sentimenti, un incrocio di sentimenti paradossali che convivono nello stesso cuore e che, nell’interazione, configurano un sentimento collettivo, un ‘inconscio collettivo’. I più evidenti: incertezza, sollievo gioioso, paura, tra gli altri. Questi sono i più ricorrenti, altri sono tristezza e delusione per i sostenitori del chavismo e tristezza e impotenza per coloro che scommettevano su una soluzione negoziata”, prosegue la fonte, secondo la quale, l’atteggiamento verso il presidente Usa è legato “a un sentimento di sollievo da parte di un ampio settore della popolazione, che, però, non valuta ancora se il rimedio sia peggiore del male… o, almeno, non ha ancora preso coscienza che questo ‘rimedio’ porterà nuove malattie, molto gravi. Credo che la gente metta sulla bilancia qualcosa del tipo che in Venezuela c’è stato un cambio di carceriere o un rilascio dal carcere, e che ora la situazione è meno grave, anche se nella maggior parte dei casi permane ingenuamente il sogno americano che si realizza in Venezuela”. Conclude il nostro interlocutore: “Speriamo che questa quarantena passi e che torniamo ad essere ciò che siamo chiamati ad essere: un popolo dignitoso, che impara da questo incubo e costruisce una democrazia con giustizia. Ciò che mi è chiaro è la volontà pacifica del popolo e il non sostegno alle azioni violente, per questo motivo c’è una grande distanza nei confronti del ministro dell’Interno, Diosdado Cabello, dei ‘colectivos’, e di qualsiasi tentativo di guerra asimmetrica. Però, mi sento ora come quando il popolo era euforico per Chávez e io non ero d’accordo, con una grande impotenza di fronte a un esito che non dipende da noi, ma in cui bisogna continuare a lavorare per ciò in cui crediamo, per la difesa della dignità, dei diritti umani, della democrazia e della riconciliazione nazionale… Siamo di fronte a una grande sfida, speriamo che ci siano più garanzie per lavorare per ciò in cui crediamo”.

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