Una sconfitta sonora, per certi aspetti sorprendente. Oltre sei elettori su dieci hanno detto no, ieri, al presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa, confermato solo da pochi mesi alla guida del Paese, bocciando nel referendum la sua proposta di dare vita a un’Assemblea costituente. Vittoria dei “No” anche per gli altri quesiti, che chiedevano l’abrogazione della legge che vieta la costruzione di basi militari straniere e prevedevano l’eliminazione dei finanziamenti ai partiti e la riduzione del numero dei parlamentari.
Da Cuenca, arriva, per il Sir, il commento di Damiano Scotton, padovano di Camposampiero, docente di Relazioni internazionali all’Università dell’Azuay. “Noboa – afferma – ha perso non solo sulla Costituente, cioè il quesito più importante, ma anche sugli altri, che riguardavano questioni di un certo impatto, come la diminuzione dei parlamentari e lo stop ai finanziamenti statali ai partiti, rispetto ai quali le opinioni pubbliche tendono a esprimersi in modo favorevole. Questo significa che questo è diventato un referendum sul presidente, più che sui quesiti e che Noboa, quindi, ha diminuito in modo importante la sua popolarità”. Alla base di questa insoddisfazione, secondo Scotton, “la dura gestione del recente sciopero nazionale indigeno, alcuni progetti minerari di forte impatto. Va anche sottolineato che la campagna del fronte del no è stata molto tiepida, quasi inesistente. Difficile prevedere cosa succederà ora, ma di certo, si è trattato di un voto contro il presidente”.
Noboa, sui propri profili social, ha scritto: “Abbiamo consultato gli ecuadoriani e loro hanno espresso la loro opinione. Abbiamo mantenuto la promessa: chiedere direttamente a loro. Rispettiamo la volontà del popolo ecuadoriano”.