Cop30: a Belém sfilano in migliaia per la Marcia dei popoli. Tra loro cardinali, vescovi, leader ecclesiali. Card David (Kalookang), “trovare convergenze nella cura per il bene comune”

(Foto Celam)

Migliaia di persone, e con loro diversi cardinali, vescovi, leader ecclesiali hanno percorso, sabato, le strade di Belém, sede della Cop30, in occasione della “Marcia dei popoli”, camminando per gridare al mondo la necessità di una conversione, di un cambiamento a tutti i livelli.
Una marcia che è l’espressione di coloro che “non sono d’accordo con ciò che sta accadendo all’interno della Cop, perché, nonostante si trovino in Brasile, molti popoli si sono sentiti esclusi, non partecipanti al proprio ecosistema, che è l’Amazzonia”, ha denunciato ad Adn-Celam una delle più importanti leader indigene a livello mondiale, la vicepresidente della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, membro del popolo Kichwa di Sarayaku (Ecuador), Patricia Gualinga.
Il fatto che la Cop30 si tenga in Amazzonia ha un forte significato per la Chiesa cattolica, dato che “sei anni fa Papa Francesco ha convocato l’Amazzonia a Roma, e ora le Nazioni Unite convocano il mondo in Amazzonia. Un ritorno che collega i popoli del mondo per la cura di qualcosa che è fondamentale per l’equilibrio sistemico e climatico del pianeta”, secondo fratello João Gutemberg, segretario esecutivo della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam).
Le Chiese del Sud del mondo, che ritengono che ciò che si discute alla Cop “riguardi tutta l’umanità, specialmente i poveri, i vulnerabili”, secondo il cardinale Felipe Neri Ferrão, arcivescovo di Goa e presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia. Partecipare alla Cop30 e alla Marcia dei popoli “è un’opportunità per unirci ad altri difensori dell’ambiente”, secondo il card. Pablo Virgilio David, vescovo di Kalookan (Filippine). Ha sottolineato che “, siamo circondati da persone che hanno davvero a cuore l’integrità del creato”, aggiungendo: “Le persone qui possono avere motivi diversi per difendere l’ambiente, per unirsi alla comunità, ma l’importante è che troviamo insieme i nostri punti di convergenza, che è la nostra cura per il bene comune”.

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