L’Istituto nazionale di statistica del Cile ha pubblicato i dati preliminari del bollettino demografico per il mese di dicembre 2024, che conferma un calo storico del tasso di natalità del Paese. Nel 2024 sono state registrate solo 135.539 nascite, pari a una media mensile di 11.200, che rappresenta un calo di quasi il 50% rispetto al 1994, quando furono registrate 273mila nascite. Il dato di dicembre fotografa un calo del 4,3% rispetto allo stesso mese del 2023. Nel 2023, il numero di nascite si avvicinava a 175mila, mentre nel 2022 ne erano state 190 mila. Quanto al tasso di fertilità, si attesta a 1,6 figli per donna, con un calo dello 0,3% rispetto allo scorso anno.
“Si tratta di un fenomeno grave, che non viene studiato con la profondità che meriterebbe – afferma al Sir il card. Fernando Chomali, arcivescovo di Santiago del Cile -. Si pensi soltanto che secondo gli studi della Cepal, l’agenzia Onu per l’Anerica Latina, nel 2001 in Cile c’erano 214mila persone con più di 80 anni; nel 2021 saranno 561mila e nel 2032 quasi un milione. L’aumento dell’aspettativa di vita, grazie ai notevoli risultati ottenuti in termini di politiche pubbliche sulla salute, l’alimentazione e gli stili di vita, farà sì che milioni di cileni potranno prolungare la loro vita, ma in compenso è molto probabile che molti trascorreranno i loro ultimi anni in grande solitudine. La solitudine sarà il grande male dei prossimi anni. Il motivo è molto semplice: l’attuale tasso di natalità rende impossibile per i bambini prendersi cura dei propri genitori. Decenni di politiche pubbliche in Cile hanno stravolto la logica della natura, trascurando la promozione della famiglia e del tasso di natalità. Si stanno già producendo robot che ‘simulano’ un essere umano per accompagnare gli anziani. Chi non ha risorse economiche subirà la peggiore desolazione che un essere umano possa sperimentare, oltre alla solitudine, la mancanza di assistenza, anche quella di base. La disumanizzazione si fa sentire con questo gruppo di persone vulnerabili”.
“Il futuro del Cile – riflette l’arcivescovo – si costruisce in famiglia. Non c’è altro modo. Riconosco che ci sono situazioni familiari complesse, che è sempre giusto sostenere. Tuttavia, questo non può essere fatto senza l’ideale di una famiglia fondata sul matrimonio. Superiamo l’assurda paura di proporre progetti che comportano impegno, dedizione, amore, virtù e sacrificio. Soprattutto se siamo mossi dalla convinzione che i suoi frutti sono preziosi. Promuovere un’educazione che metta al centro il matrimonio come un bene, l’impegno per tutta la vita come un grande valore e i figli come una benedizione e non una minaccia. Questa è la politica pubblica più importante a cui tutti dovremmo mirare. Eppure è la più trascurata”.