Terremoto Centro Italia. Mons. Piccinonna: “Una comunità più forte del sisma”. La veglia a Illica e i 239 rintocchi per le vittime

A sette anni dal sisma del 24 agosto 2016, che colpì il Centro Italia, ad Amatrice e Accumoli si celebra il ricordo delle vittime alla presenza delle autorità locali, regionali e nazionali. Oggi la messa ad Amatrice celebrata dal vescovo di Rieti. "Abbiamo bisogno di essere salvati dalla tristezza e dallo sconforto che ci portiamo tutti dentro", ha detto, durante l'omelia

Foto Calvarese/SIR

“Come pastore di questa terra martoriata e ferita sento di esortarci reciprocamente anzitutto ad essere e a fare comunità e a tendere molto a questo. Abbiamo bisogno di essere salvati dalla solitudine e dalla dispersione, dalla tristezza e dallo sconforto che ci portiamo tutti dentro. È solo Gesù, la Speranza fatta carne, a salvarci, a farci ripartire continuamente, talvolta anche rivedendo i nostri modi, le nostre prospettive, le nostre certezze”.

Amatrice, Messa per le vittime del sisma (Foto Marzio Mozzetti)

Lo ha detto mons. Vito Piccinonna, vescovo di Rieti, celebrando questa mattina, ad Amatrice, la messa in ricordo delle vittime del terremoto che sette anni fa, 24 agosto 2016, colpì il Centro Italia, provocando 299 morti in tutto il cratere e danni enormi in numerosi Comuni di Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria. Nella cavea dell’Auditorium dei Monti della Laga, alla presenza dei familiari e delle autorità locali, regionali e nazionali – per il Governo il ministro dello Sport, Andrea Abodi, e quello della Protezione civile, Nello Musumeci – il vescovo, ricordando la figura di Bartolomeo‐Natanaele, l’Apostolo di cui oggi la Chiesa fa memoria, ha esortato a coltivare “l’amicizia col Signore” che, ha sottolineato, “sarà portatrice di una promessa che può far “aprire quel cielo che dal 24 agosto di 7 anni fa a noi sembra essere chiuso. Ma siamo qui a coltivare la fiducia nel Dio di Gesù Cristo che non ha smesso di esserci Padre e mai lo farà”. Per il presule, “qualcosa di nuovo accade solo quando riusciamo a fare comunità. È questa la premessa e la forza liberante per tutto. Benedetta la nostra vita quando ci accorgiamo degli altri e, anche in memoria dei nostri cari, ci disponiamo ad accogliere, a non lasciare ai margini, a fare comunità perché solo un più grande e forte senso di comunità ci potrà aiutare ad accorgerci che, nonostante tutto, il cielo su di noi non è rimasto chiuso: sì, una comunità più forte del terremoto”.

Omaggio alle vittime. Prima della messa corone di alloro sono state deposte davanti il monumento realizzato in memoria delle 239 vittime del terremoto. Alla deposizione ha preso parte anche il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, e il commissario straordinario alla ricostruzione post sisma, Guido Castelli. Presenti anche, tra gli altri, il capo della Protezione civile nazionale, Fabrizio Curcio, e l’ex commissario straordinario, Giovanni Legnini.

Illica, veglia in ricordo delle vittime del sisma (Foto Marzio Mozzetti)

“Il lavoro perché si risorga”. Come ogni anno, il ricordo delle vittime ha avuto inizio ieri sera, alle 21, a Illica, frazione di Accumoli, con una veglia guidata da mons. Piccinonna, in uno slargo ricavato tra ruspe e cantieri. La veglia, riferisce il settimanale della diocesi di Rieti, Frontiera, è stata incentrata sul tema del lavoro, “perché è il lavoro che occorre, perché si risorga”. E a dare ulteriore significato a questa preghiera l’altare fatto di mattoni e caschetti, sovrastato da un Crocifisso, allestito dal parroco don Stanislao Puzio, perché “la gente vuole e deve vedere i cantieri per poter continuare a sperare. L’incubo di quella notte e lo smarrimento di quei giorni, albergano nei cuori delle persone di questo territorio fino ad oggi, e non è facile smaltirli. Non è facile ricostruire la parte psicologica, spirituale e sociale della popolazione”. La rinascita, la rigenerazione chiede, secondo don Puzio, “un grande lavoro. Un lavoro sinergico, paziente e purtroppo anche lungo di molte persone e istituzioni affinché la gente che abitava questa terra, già affrontando le proprie fatiche prima del terremoto, ora possa continuare a sperare, ad agire, a sognare, a progettare, a lavorare. Ci vuole un grande lavoro affinché si risorga. Vogliamo essere grati alle persone di buona volontà, alla gente del posto e a quella venuta da tante parti dell’Italia e perfino del mondo a darci una mano. Questa terra pur nella fatica di risorgere comunque ha già visto parecchio sudore sulla fronte degli operai, dei progettisti e di tanti altri che lavorano affinché si possa continuare a vivere qui. Il lavoro perché si risorga è dunque un auspicio, ma anche una condizione per rinascita e fiducia dopo tanta sofferenza”.

239 rintocchi. Da Illica ad Amatrice, dove all’una e trenta sono state ricordate le 239 vittime. Dal parco Don Minozzi, sede del monumento ai caduti, un corteo silenzioso si è portato a ridosso della torre civica, dove, alle 3.36 in punto, sono stati letti i nomi delle vittime, al rintocco delle campane tornate dentro la torre civica dopo 7 anni. Oggi, alle 17, mons. Piccinonna celebrerà la messa ad Accumoli, epicentro del sisma, dove persero la vita 11 persone.

 

 

 

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