Cammino sinodale in Campania. Nocera-Sarno: “Riscoprire il senso della Festa”. Pozzuoli: “Al centro anziani e giovani”

Nelle due diocesi l’attenzione è stata puntata, in un caso, sulla pietà popolare, da purificare e valorizzare, e, nell’altro, sul dialogo intergenerazionale per avvicinare gli uni agli altri e vincere la solitudine

Foto Calvarese/SIR

La pietà popolare è stata al centro del secondo anno del Cammino sinodale della diocesi di Nocera inferiore-Sarno, mentre nella diocesi di Pozzuoli sono stati affrontati i temi dell’attenzione e della prossimità alle persone disabili, a chi è nella sofferenza e malattia, agli anziani, a chi è più debole, al mondo giovanile, a chi opera per il bene comune.

(Foto: Insieme)

“La nostra Chiesa diocesana di Nocera Inferiore-Sarno ha vissuto il secondo anno del Cammino sinodale arricchendo il suo percorso con un quarto cantiere dedicato alla pietà popolare, elemento caratteristico della spiritualità del nostro territorio ma sempre bisognoso di attenzioni e cure”, racconta al Sir don Fabio Senatore, referente diocesano del Cammino sinodale. “La nostra è una terra con una fede radicata che ha trovato la sua espressione in molteplici forme, nell’arte, nella cultura, nell’edificazione di magnifici luoghi di culto e anche nella nascita di diverse forme di pietà popolare. Quest’ultima, in modo particolare, ha rappresentato per la nostra gente occasione favorevole per esprimere la propria sete di Dio e per l’evangelizzazione. Tali manifestazioni esteriori della spiritualità, espresse con semplicità e attraverso i mezzi culturali del proprio tempo e della propria condizione sociale, hanno dato vita a tradizioni religiose tramandate nei secoli”, sottolinea il sacerdote, che però precisa: “Tuttavia non si può negare come queste genuine espressioni della fede dei singoli e delle comunità si prestino talvolta al rischio di deformazioni e contaminazioni quali: superstizioni, manifestazioni cultuali sganciate dalla fede, formazione di gruppi chiusi lontani dal vissuto della comunità, mancata trasparenza nella gestione e nella organizzazione di eventi finalizzati al beneficio di interessi privati. Questi e altri elementi contribuiscono in alcuni casi alla perdita del significato più autentico della pietà popolare. L’emergenza pandemica, con il suo stop forzato a molte manifestazioni della pietà popolare, ha rappresentato un’opportunità per ripensarne le forme e le espressioni.

Essa infatti, con le sue restrizioni, ha permesso di apprezzare maggiormente l’aspetto liturgico delle nostre feste, spesso messo in ombra dai festeggiamenti civili”.

Dalla consapevolezza di avere “il compito di custodire questo ricco patrimonio di fede e di impegnarci nel continuo tentativo di valorizzarlo, attualizzarlo e trasmetterlo alle generazioni future” nasce il progetto del cantiere sinodale dedicato alla pietà popolare intitolato

“Dalla Festa alle feste”.

Nella sua realizzazione “siamo stati infatti chiamati ad interrogarci sul vero senso della Festa e delle feste religiose di cui è ricca la spiritualità del nostro popolo. Innanzitutto si è cercato di riscoprire il significato della domenica, giorno del Signore, Pasqua della settimana, sorgente della Festa cristiana, giorno dal quale tutto nasce e tutto ritorna trasformato (Orientamenti pastorali diocesani 2016-2017). Ripartire dal vero senso della Festa che è Cristo, perché Egli è la Festa della Chiesa (cf. mons. Giuseppe Giudice, ‘Ci vediamo domenica a messa’). Ripensare alle modalità di gestione delle nostre feste patronali affinché esse possano essere sempre più occasioni propizie per l’edificazione spirituale di ciascuno, per la valorizzazione del cammino di fede personale e comunitario e per offrire un’autentica testimonianza evangelica. Adoperarsi affinché esse possano essere liberate da tante incrostazioni accumulate con il tempo per diventare reale occasione di incontro con l’altro e con quanti sono o si sentono più lontani, suscitando in loro interesse circa i valori della fede”. La pietà popolare resta così “un momento importante di evangelizzazione e di coesione di un’intera comunità che si riconosce come tale ed esprime nella gioia e nell’accoglienza il suo modo di stare al mondo”.

A tale scopo è stata preparata una scheda per la consultazione delle comunità parrocchiali, dei consigli pastorali e delle diverse realtà coinvolte nelle organizzazioni delle feste religiose. La domanda di fondo su cui ci siamo interrogati è stata: “Come il nostro ‘camminare insieme’ può esprimersi nella pietà popolare?”. Partendo da questo “abbiamo cercato di approfondire il valore dell’anno liturgico da dove traiamo il motivo principale della festa. Se le nostre feste popolari, così come sono impostate, siano reali occasioni di crescita spirituale e di evangelizzazione o solo momenti di evasione e divertimento e se gli eventi che spesso fanno da cornice alle nostre feste aiutino a vivere responsabilmente il significato cristiano della Festa, evidenziando criticità e incoerenze e interrogandoci su come superarle per armonizzare la pietà popolare con la liturgia e con il cammino pastorale delle comunità”.

Da queste riflessioni durante un intero anno sono poi emerse anche alcune linee operative sintetizzate in un documento finale redatto dai referenti diocesani per il Cammino sinodale, lo stesso don Fabio Senatore e Giovanna Civale, e dalla lettera del vescovo Giuseppe Giudice sulla ripresa delle manifestazioni della pietà popolare:

“È necessario acquisire e far acquisire la consapevolezza che la festa religiosa è la festa.

Pertanto è necessario un importante investimento in termini di educazione e formazione; compiere un cammino di responsabilizzazione; conoscere la vita del testimone di santità che si festeggia. Incentivare la partecipazione dei giovani. Valorizzare di più il significato dei segni della pietà popolare. Le processioni devono essere l’espressione di una Chiesa in uscita. La comunità non dimentichi la propria responsabilità verso le povertà locali e non, a cui vanno destinate parte delle offerte”, sono alcune delle indicazioni offerte.

“In questo secondo anno di cammino sinodale, la nostra Chiesa di Pozzuoli ha approfondito l’ascolto di due ambiti vitali: gli anziani e i giovani”. A parlare è la referente diocesana del Cammino sinodale, Ida Della Volpe. Diverse sono state le iniziative messe in campo dalle comunità parrocchiali. “C’è chi ha distribuito un questionario alle famiglie in forma anonima con domande che invitavano a riflettere sulla relazione personale con Dio. Chi sta cercando di ricontattare le persone che si sono allontanate (adulti, giovani, giovanissimi) per chiedergliene i motivi e perché possa sperimentare la vicinanza della comunità. Chi ha ripreso le catechesi pre-battesimali presso il domicilio dei genitori. Chi si è trattenuto in un momento di ritrovo fraterno dopo la messa o ha organizzato attività ricreative parrocchiali. Chi sta pensando di organizzare un concorso presepiale per i bambini del catechismo e le loro famiglie in modo da incentivare la conoscenza e la diffusione del presepe che negli ultimi decenni è stato quasi dimenticato”, racconta al Sir.

Per quanto riguarda l’ascolto del mondo giovanile “è emerso come sia prioritario utilizzare l’utilizzo di un linguaggio adeguato e favorire momenti di maggior apertura e confronto sulle tematiche del mondo Lgbt+, delle cosiddette famiglie allargate e quanto altro la società tende, ormai, a porre come modelli di vita”. Una comunità sta pensando di proporre un concorso dal titolo: “Raccontami una storia”. I giovani e gli adulti a piccoli gruppi visiteranno gli anziani e li inviteranno a raccontare una storia della loro giovinezza. Il concorso ha lo scopo “di avvicinare gli anziani della comunità che spesso non frequentano la parrocchia, se non per la messa domenicale e farli sentire partecipi e meno soli”.

Inoltre, “c’è chi ha incontrato le associazioni, i circoli degli anziani nei loro luoghi di ritrovo. Chi, come la comunità del Sacro Cuore ai Gerolomini, ha realizzato un incontro sul lungomare di Pozzuoli per sottolineare l’importanza del dialogo intergenerazionale. Protagonisti sono stati i bambini dell’oratorio (i nipotini) e gli anziani (i nonni). Grazie al racconto dei nonni, di come loro hanno vissuto quel luogo qualche anno fa, si è subito creato un bel clima di famiglia.

L’obiettivo è rendere sempre più la parrocchia famiglia di famiglie e, dunque, favorire lo sviluppo di gruppi d’incontro per le differenti generazioni”.

Anche la Caritas diocesana ha realizzato diverse attività per gli anziani e con gli anziani al fine di contrastare la loro solitudine. “Lo scopo – osserva Della Volpe – è promuovere la socializzazione e l’aggregazione, per offrire risposte ad una fascia consistente di persone che non necessitano di soli servizi sanitari ed assistenziali, ma richiedono invece interventi di natura integrativa, iniziative ricreativo-culturali e attività di svago che molti cittadini anziani non possono concedersi perché a basso reddito o perché soli ed esclusi dalla sfera sociale. Molte attività sono state realizzate all’interno del Centro Caritas San Marco di Pozzuoli, in spazi messi a disposizione appositamente per gli anziani, compreso il momento conviviale realizzato nella mensa sociale del centro. Il risultato più evidente è stato lo sviluppo della rete relazionale dei partecipanti che ha consentito agli anziani di sentirsi nuovamente persone attive ed inserite a tutti gli effetti nell’ambito sociale”.

Durante l’ascolto sinodale dello scorso anno, molti parroci hanno espresso la difficoltà di intercettare adolescenti e giovani nelle loro comunità”. I tanti impegni quotidiani dei parroci, la mancanza di risorse umane e strutturali per la cura delle giovani generazioni “hanno rallentato la formazione di oratori presso le parrocchie – evidenzia la referente del cammino sinodale -. Per venire incontro alle loro richieste, dopo mesi di approfondimento, l’Ufficio di Pastorale giovanile ha dato vita alla scuola locale per animatori di oratori. La specificità della formazione (la realizzazione di un Grest estivo) nasce da una lettura attenta del territorio e dei suoi bisogni. La metodologia utilizzata è quella dell’accompagnamento degli animatori; il supporto e il sostegno rappresentano i due pilastri dell’attività formativa”. Questo cammino di formazione per educatori ha avuto inizio lo scorso ottobre, con due incontri mensili tenuti da una equipe di sacerdoti, formatori e giovani animatori dell’oratorio salesiano san Domenico Savio di Soccavo (che hanno partecipato anche alla realizzazione del Grest). Il corso si è sviluppato in moduli e ha toccato diverse tematiche: l’identità e lo stile dell’animatore, la motivazione e il lavoro di squadra, la relazione educativa con i bambini, i bisogni del contesto e infine l’organizzazione della struttura dell’oratorio estivo, con le varie attività.

“Il primo progetto è stato avviato nella città di Bacoli, zona turistica e balneare. Il Grest è stato un vero successo: hanno partecipato più di 90 bambini accolti da 40 animatori, ragazzi che si sono avvicinati all’oratorio proprio per la bellezza di quest’esperienza – afferma Della Volpe -. L’augurio è di continuare sulla strada intrapresa, coinvolgendo ogni anno una forania della diocesi, perché la condivisione dei carismi e delle capacità rappresenta lo strumento base della sinodalità”.

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