Il Magnificat di Beatrice Fazi a Corviale

Vivere il Natale con il Verbo che si fa carne oggi, per ognuno di noi, ogni giorno, benedicendo le nostre vite e la vita dei nostri fratelli aiutando chi è in difficoltà senza giudicare, nella semplicità e nell’amore condiviso: questo e molto altro è stato il senso della testimonianza di Beatrice Fazi a Corviale

Vivere il Natale con il Verbo che si fa carne oggi, per ognuno di noi, ogni giorno, benedicendo le nostre vite e la vita dei nostri fratelli aiutando chi è in difficoltà senza giudicare, nella semplicità e nell’amore condiviso: questo e molto altro è stato il senso della testimonianza di Beatrice Fazi a Corviale.
Un incontro che si è svolto dentro il palazzo lungo un chilometro, nel luogo che è anche cuore pulsante della comunità dell’edificio: la Fraternità dell’Incarnazione, al primo lotto, dove ogni giorno si sperimenta la prossimità e l’ascolto attraverso la preghiera e l’accoglienza. Nel giorno in cui – come ogni anno – il presepe viene allestito davanti agli ascensori, luogo di passaggio, di incontro e di silenzi.
Raccolte intorno a Beatrice Fazi, tante donne e uomini hanno ascoltato con attenzione il suo racconto di vita, una testimonianza vera, la recita di un monologo di vita vissuta. I sogni e le speranze di una ragazza di provincia che ambiva a diventare qualcuno o semplicemente ad affermare la propria esistenza, a voler dimostrare che la propria vita era preziosa e che sarebbe riuscita a fare qualcosa di importante.

La storia di una passione, quella della recitazione, che salva ma poi condanna perché si trasforma in qualcosa che “divora la vita”: l’arte che diventa idolo, il successo che inebria e non aiuta a riempire un vuoto che cresceva sempre più.

E poi la grande ferita dell’aborto subita nella solitudine ma anche la gioia della redenzione che passa attraverso lo sguardo misericordioso di una Chiesa capace di accogliere senza giudicare. La testimonianza di una vita che rinnova sempre la stessa domanda, una domanda che tutti ci poniamo fin dagli inizi del mondo: perché siamo qui? Qual è il senso della vita, dell’incontro con le persone?
E non basta più il successo perché ti accorgi di non essere felice. Basta un niente e quelli che facevano a gara a starti vicino, non si ricordano più neanche il tuo nome, ti scansano non appena cadi in disgrazia o sei semplicemente messo da parte.

Chi è che davvero ti vuole bene per quello che sei?

Il primo passo – secondo Beatrice Fazi – è guardarsi dentro, dentro il proprio cuore e cominciare a rendersi conto che la prima maschera dobbiamo togliercela noi: perché gli altri si dovrebbero comportare con me diversamente da come mi comporto io con loro?
Il secondo passo è guardare fuori e scoprire negli altri una luce nuova, una gioia della quale non puoi più fare a meno. Partire da un incontro che ti faccia alzare in piedi e cominciare a camminare, che ti aiuti a scoprire che ognuno di noi è chiamato alla santità.
È quello il momento in cui ti chiedi – ha detto Beatrice Fazi – non in maniera incredula, ma come Maria: come è possibile che io sia chiamata alla santità? Con il desiderio dunque di concorrere a questa grazia. Nessuno è escluso nel momento in cui incontra gli occhi misericordiosi di Cristo.
Quello è il momento in cui ognuno di noi può cominciare a recitare, guidato da Maria, il suo Magnificat.

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