Tavolini e fiori

San Pantaleone. Che bella la festa di giovedì (10 giugno) sera in cattedrale a Crema, con il vescovo Gianotti, sacerdoti, sindaci e popolo di Dio! La corale tornata in forze ad accompagnare il pontificale. Al centro la statua del Santo ornata di fiori rossi. Mi si allargava il cuore. Eppure non c’era paragone con la festa di tanti anni fa, quando una lunga processione attraversava tutta la città tra due ali di folla. Si passava all’interno dell’ospedale (allora quello di via Kennedy) perché San Pantaleone era un medico, un medico “anarguros” cioè senza soldi, in quanto curava gratis, soprattutto i poveri.

San Pantaleone. Che bella la festa di giovedì (10 giugno) sera in cattedrale a Crema, con il vescovo Gianotti, sacerdoti, sindaci e popolo di Dio! La corale tornata in forze ad accompagnare il pontificale. Al centro la statua del Santo ornata di fiori rossi. Mi si allargava il cuore.
Eppure non c’era paragone con la festa di tanti anni fa, quando una lunga processione attraversava tutta la città tra due ali di folla. Si passava all’interno dell’ospedale (allora quello di via Kennedy) perché San Pantaleone era un medico, un medico “anarguros” cioè senza soldi, in quanto curava gratis, soprattutto i poveri.
Nostalgie? Può darsi. Ma di facce giovanili ne ho viste poche giovedì sera. Non c’erano più nemmeno i giovani che un tempo prestavano servizio d’ordine. E tutto questo non è frutto della pandemia. Ma di una religiosità che è cambiata.
Negli anni scorsi trionfava la religiosità popolare. Oggi anche questa, qui da noi, l’abbiamo messa nel cassetto, in favore di un Cristianesimo più razionale e “teologico” che però ha poco appeal.
Si pone allora il problema di come rivitalizzare il nostro Cristianesimo assopito e in profonda crisi. San Giovanni Paolo II ha puntato molto sul suo carisma personale che ha trascinato folle entusiaste. Ha saputo affascinare anche i giovani inventando le GMG che hanno avuto
straordinario successo. Ne ho vissuto ben cinque e ne sono stato anch’io toccato nel profondo. E papa Wojtyla ha favorito molto le esperienze e i gruppi carismatici. La strada da riproporre è quella dei carismi coinvolgenti?
Per papa Francesco (pure lui carismatico), la Chiesa è popolo di Dio, vivente nel cuore di vari popoli. Con una tradizione latinoamericana alle spalle valorizza dunque la religiosità popolare: è quella calda e semplice religiosità che coinvolge la gente comune, senza ingannarla sia chiaro, ma parlandole con il suo linguaggio, il linguaggio del cuore.
Religione popolare non è ovviamente una processione, ma uno stile di vita cristiana. È quella che vediamo nei santuari, quella che si accende attorno alla Madonna, proprio perché è una donna, è una mamma e comunica affetto e sicurezza. È quella della gente semplice, dei cosiddetti ultimi dei quali ci riempiamo la bocca ma – religiosamente – abbandoniamo a loro stessi.
La nostra è la religiosità dei “tavolini”, quella cioè degli altari spogli, freddi e razionali; la loro è la religiosità degli altari gioiosi, pieni di fiori e di angeli che cantano le lodi di Dio.
San Pantaleone, facci capire, dacci una scossa!

(*) direttore “Il Nu0vo Torrazzo” (Crema)

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