Leone XIV: agli atleti olimpici e paralimpici, no a doping, “profitto che trasforma il gioco in mercato” e spettacolarizzazione, “persona rimanga al centro”

“Lo sport porta con sé anche delle tentazioni: quella della prestazione a ogni costo, che può condurre fino al doping. Quella del profitto, che trasforma il gioco in mercato e lo sportivo in divo. Quella della spettacolarizzazione, che riduce l’atleta a un’immagine o a un numero”. A lanciare il grido d’allarme è stato il Papa, ricevendo in udienza gli atleti olimpici e paralimpici. “Contro queste derive, la vostra testimonianza è essenziale”, l’omaggio ai presenti: “Voi siete stati testimoni di un modo onesto e bello di abitare il mondo. Portate l’idea che si possa gareggiare senza odiarsi. Che si possa vincere senza umiliare. Che si possa perdere senza perdere sé stessi”. “E questo vale anche oltre lo sport”, ha osservato Leone XIV: “Vale nella vita sociale, nella politica, nelle relazioni tra i popoli. Perché lo sport, se vissuto bene, diventa un laboratorio di umanità riconciliata, dove la diversità non è una minaccia, ma una ricchezza”. “In un’epoca di grandi sfide climatiche, questi Giochi ci ricordano anche il legame tra sport e natura e il nostro dovere di prenderci cura della casa comune”, ha sottolineato il Pontefice, citando la Croce degli Sportivi – la Croce olimpica e paralimpica – e affidando a tutti gli atleti una missione: “continuare a far sì che la persona rimanga al centro dello sport in tutte le sue espressioni”.

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